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giovedì 9 aprile 2015
LA SOLITUDINE DEI NUMERI UNO
Sempre più studi condotti da esperti di sociologia e psicologia confermano che lo stare da soli è imprescindibile prerogativa delle menti più brillanti e creative. Così si spiegherebbe perché molti leader finiscano per condurre una vita da single e perché la maggior parte dei più grandi geni della storia abbiano partorito le loro scoperte nel chiuso di una stanza. In perfetta solitudine.
E’stato Thomas Mann a scrivere: “La solitudine fa maturare la creatività, l’arte, la poesia“. E basta pensare a quanti scrittori, poeti, filosofi e pittori sono stati grandi solitari, da Giacomo Leopardi a Emily Dickinson, da Reiner Maria Rilke a Friederich Nietzsche, per capire che l’autore di La morte a Venezia ha detto il vero. “Isolarsi offre l’opportunità di potenziare le proprie facoltà mentali, dalla concentrazione all’attenzione, alla capacità di risolvere i problemi e di mettersi alla prova” spiega Maria Miceli, ricercatrice del CNR. Certo non e' tutto cosi' semplice come potrebbbe sembrare:la solitudine a volte logora perche' l'uomo e' un animale sociale.la piramide dei bisogni di maslow usata tuttora da sociologi,psicologi e formatori a vari livelli pone l'accentosulla socializzazione addirittura al secondo stadio cioe' dopo i bisogni primari(respirare,mangiare,bere e dormire)per arrivare fino ai bisogni di autorealizzazione.e' difficle dire se siano le vicissitudini o il carattere del singolo a spingere alla solitutidine;un po' come chidersi se e' nato prima l'uovo o la gallina.fatto sta che partendo dall'assunto che potremmo desumere che sia un mix di entrambi i fattori in percentuali variabili(ammesso che si potessero quantificare le situazioni suddette)a secdonda del soggetto in questione si potrebbe dire che e' proprio la solitudine a spingercxi ad aguzzare l'ingegno e a spingerci oltre.tutte le menti brillanti proibabilmente hanno fatto i conti con la solitudine e hanno cercato di canalizzare le loro energie chi nell'arte,chi nella filosofias, cvhi nella scienza etc.e' chiaro che questo non e' un elogio alla solitudine ma farebbe bene tenere a mente che chi e' in grado di fare i conti con se' stesso oltre a conoscersi meglio e' in grado di stare bene con gli altri perche' in un certo senso sta bene anche da solo.sembrera' un po' contorto ma sono sicuroi che mi capirete.l'ideale se un ideale ci fosse e' riuscire a ritagliarsi quoptidianamente uno spazio di solitudine ma mai e poimai farsi inghiottire da questo demone che e' la solitudine e chiudersi ion se stessi in uno stato di isolamento.chi fa i conti con la solitudine all'inizio soffrira' tantissimo (molto probabilmente) ma dopo se riuscira' a supoerare questa fase si rendera' conto che la solitudine diventera' per lui un gioco , un rituale per accendere immaginazione e creativita' e non vorra' e non sapra' piu' rinunziarvi.e' chiaro, ripeto, che la solitudine non deve assolutamente essere predominante rispetto alla socializzazione e all'interazione.il dramma della societa' moderna e' che purtroppo spesso siamo degli zombie in balia di una solitudine collettiva:si e' soli in mezzo a tantissime persone e le nuove tecnologie come gli smartphone o gli iphone e i social network contribuiscono ad aumentare il fenomeno se, come spesso accade, si utilizzano troppo o in maniera negligente.
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