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lunedì 27 novembre 2017
DISCORSI DI VITA TRA LIBERTA' E FEDE
forse a volte alcune persone hanno bisogno di una "scossa" per vivere davvero e per capire davvero il senso della vita.io sono stata e sono una di queste persone.portare all'estrema esasperazione una situazione significa accanirsi.aspettare il momento propizio al contrario è saggezza.non mi vergogno nel dire che sono un ragazzo mosso da profonda fede ma in quanto essere umano spesso la mia fede vacilla e commetto errori cosi' come li commettono i comuni mortali.quando si è mossi da buone intenzioni sugli errrori si puo' sorvolare.la vita in fondo è un puzzle di ricordi e di cose che devono accadere.il mio puzzle e' stato molto di sordinato e frammentato ma credo di essere vicino ad un quadro generale abbastanza completo e sono fiducioso perche' in fondo i pezzi se messi insieme mostrano tante incronguità ma anche tanta bellezza.fatta questa doverosa e noiosa premessa che serve a dire che a volte fraintendiamo tutto e non ci rendiamo conto che la vita e' bella anche se faticosa aggiungo che grazie a tre cari amici ed un profeta sono stato fuori dalle mura della campania rigenerandomi un po'.il mio obiettivo è la libertà,quella vera dato che come recita un aforisma l'uomo nasce libero ma si creaa delle catene e delle prigioni virtuali.cara liberta' non posso dire che mi hai reso la vita facile:spesso anche io ho sbagliato ma se ancora ti va batti un colpo e chiariremo questo grosso equivoco chiamato vita.aspettero' con ansia quel giorno perche' solo allora allora saro' davvero libero e credo felice.
martedì 14 novembre 2017
DARE E AVERE:LA MIA FILOSOFIA
Con questo post,come si evince dal titolo,vorrei provare a soffermarmi sull'atto del dare inteso come "donazione" e sulla logica conseguenza che è il ricevere.
In genere si dice che donare sia meglio che ricevere;allo stesso modo alcune tradizioni religiose come il cattolicesimo pongono l'accento sulla "donazione" come un atto capace di elevare l'animo umano.
Dunque viene da chiedersi(o quantomeno verrebbe da chiedermelo) cos'è la donazione e perchè donare?
Ora, senza soffermarmi troppo sul significato della donazione stessa,voglio provare a pormi alcune domande e a cercare,insieme a voi,cari folli lettori di ideeviaggianti,di trovare delle risposte quantomeno "soggettive".
Innanzitutto,dunque,io individuo nell'atto del dare due strade consequenziali e intersecabili:donare da un punto di visto economico e donare da un punto di vista affettivo.
Io parto dal presupposto che quando si dona da un punto di vista economico,in genere non lo si fa per secondi fini o per ostentare la propria ricchezza(nel primo caso si è davanti a dei leccaculo,nel secondo a dei gradassi,che per carità esistono ma non mi voglio soffermare su di loro).
Io personalmente dono nel mio infinitesimalissimo piccolo perchè mi va di farlo(parliamo sempre a livello economico)anche se noto che a volte sono costretto a donare a chi non vorrei e a donare troppo poco a chi vorrei.
Ovviamente si parla di piccole "cose"ma credo che capiti a tutte le persone che cercano di donare pur avendo un budgdet ridotto.
Questa lunga premessa potrebbe sembrare inutile e noiosa;in realtà è da tale principio che si sviscera la mia filosofia sul dare ed avere.
Per quanto i valori religiosi ci inculchino il" dare incodizionatamente" penso che la realtà ,specie quando ci si trova di fronte determinati "soggetti,sia ben diversa e , in tal senso mi riferisco a dare sia economicamente che affettivamente.
La mia visione in tal senso dovrebbe essere quella in cui non ci si fa troppi calcoli ma soltanto alcune valutazioni.
Dalla Valutazione di una persona ,infatti,dipende quando e quanto siamo disposti a donarle (da adesso parlo sia economicamente che affettivamente),ragion per cui,premesso che personalmente ed inizialmente anche se moderatamente sono dispsosto a donare e a concedere qualche chanche, io ho la tendenza a non mettere tutti sullo stesso piano.
Chiaramente,odiando gli estremismi,nè resto indifferente ad una persona che specie in termini affettivi mi dà poco nè dono incondizionatamente ad una persona che mi da' tanto anche perche' l'indifferenza uccide mentre il donare incondizionatamente rende vulnerabili.
Spesso infatti si tende a dare per scontato cio' che una persona troppa generosa offre.
Ribadisco il fatto di non voler far troppi calcoli quando si dona ma è pur vero che a volte si abusa dell'altrui generosità.
In tal senso(pur non riuscendovi) credo che a volte un po' di sano egoismo non guasti (o quantomeno,mettendo se stessi e le persone che "meritano" sullo stesso piano).
Cari folli lettori di ideviaggianti,che ne pensate?donatemi un vostro parere,se vi va.
In genere si dice che donare sia meglio che ricevere;allo stesso modo alcune tradizioni religiose come il cattolicesimo pongono l'accento sulla "donazione" come un atto capace di elevare l'animo umano.
Dunque viene da chiedersi(o quantomeno verrebbe da chiedermelo) cos'è la donazione e perchè donare?
Ora, senza soffermarmi troppo sul significato della donazione stessa,voglio provare a pormi alcune domande e a cercare,insieme a voi,cari folli lettori di ideeviaggianti,di trovare delle risposte quantomeno "soggettive".
Innanzitutto,dunque,io individuo nell'atto del dare due strade consequenziali e intersecabili:donare da un punto di visto economico e donare da un punto di vista affettivo.
Io parto dal presupposto che quando si dona da un punto di vista economico,in genere non lo si fa per secondi fini o per ostentare la propria ricchezza(nel primo caso si è davanti a dei leccaculo,nel secondo a dei gradassi,che per carità esistono ma non mi voglio soffermare su di loro).
Io personalmente dono nel mio infinitesimalissimo piccolo perchè mi va di farlo(parliamo sempre a livello economico)anche se noto che a volte sono costretto a donare a chi non vorrei e a donare troppo poco a chi vorrei.
Ovviamente si parla di piccole "cose"ma credo che capiti a tutte le persone che cercano di donare pur avendo un budgdet ridotto.
Questa lunga premessa potrebbe sembrare inutile e noiosa;in realtà è da tale principio che si sviscera la mia filosofia sul dare ed avere.
Per quanto i valori religiosi ci inculchino il" dare incodizionatamente" penso che la realtà ,specie quando ci si trova di fronte determinati "soggetti,sia ben diversa e , in tal senso mi riferisco a dare sia economicamente che affettivamente.
La mia visione in tal senso dovrebbe essere quella in cui non ci si fa troppi calcoli ma soltanto alcune valutazioni.
Dalla Valutazione di una persona ,infatti,dipende quando e quanto siamo disposti a donarle (da adesso parlo sia economicamente che affettivamente),ragion per cui,premesso che personalmente ed inizialmente anche se moderatamente sono dispsosto a donare e a concedere qualche chanche, io ho la tendenza a non mettere tutti sullo stesso piano.
Chiaramente,odiando gli estremismi,nè resto indifferente ad una persona che specie in termini affettivi mi dà poco nè dono incondizionatamente ad una persona che mi da' tanto anche perche' l'indifferenza uccide mentre il donare incondizionatamente rende vulnerabili.
Spesso infatti si tende a dare per scontato cio' che una persona troppa generosa offre.
Ribadisco il fatto di non voler far troppi calcoli quando si dona ma è pur vero che a volte si abusa dell'altrui generosità.
In tal senso(pur non riuscendovi) credo che a volte un po' di sano egoismo non guasti (o quantomeno,mettendo se stessi e le persone che "meritano" sullo stesso piano).
Cari folli lettori di ideviaggianti,che ne pensate?donatemi un vostro parere,se vi va.
lunedì 11 settembre 2017
QUADERNI DALLA MIA CAMERA
riprendendo un estratto di quaderni dal carcere di antonio gramsci vorrei soffermarmi su quelle parole che saranno sempre attuali:«La disciplina non annulla la personalità e la libertà: la quistione della "personalità e libertà" si pone non per il fatto della disciplina, ma per l'origine del potere che ordina la disciplina. La disciplina è un elemento necessario di ordine democratico, di libertà. Battere l'accento sulla disciplina, sulla socialità, e tuttavia pretendere sincerità, spontaneità, originalità: ecco ciò che è veramente difficile e arduo».
Forse in poche parole gramsci ha raccolto la sfida che ogni democrazia dovrebbe accettare e non c'e' nulla da aggiungere o forse c'e' cosi' tanto da dire che sicuramente si finirebbe per aggirare il nocciolo della questione.
Mi sembra chiaro che io non sono gramsci ma se dovessi analizzare la "quistione disciplina"da diversi punti di vista potrei dire che il mio pensiero sulla politica attuale vede nella destra una disciplina giustizialista,xenofoba e che limita liberta' di azione e di pensiero,mentre a sinistra vedo il concetto di disciplina come smarrito,una sinistra troppo buonista.
Fatte queste premesse l'analisi della "QUISTIONE DISCIPLINA" e' piuttosto sfaccettata in quanto comprende elementi politici ma anche sociologici e filosofici.
l'uomo a mio avviso è un animale egoista(oggi piu' che mai siamo nell'epoca dell'ego smisurato),lo e' sempre stato ma ha capito che in un sistema avanzato la cooperazione tra ruoli diversi(fin dai tempi di caccia,pesca,agricoltura)e' fondamentale per ognuno di noi .in realtà ogni societa' dalla piu' primitiva alla piu' moderna ha bisogno di codesta cooperazione tra i ruoli ma sembra che ognuno badi piu' al proprio orticello e a raccogliere le briciole che cadono dall'alto.certo,lavorare per il bene collettivo e' un utopia bella e buona ma pretendere una classe diriginte capace ed essere parte in causa della vita politica non solo non e' irrealistico(magari lo e' oggi,in questa societa' di lamentosi)ma dovrebbe essere la prerogativa di tutti i cittadini.
potrebbe sembrare lontanissimo anni luce questo discorso dal concetto di disciplina,e invece,a mio avviso,il nesso c'e'.
innazitutto teniate presente che e' la politica che legifera e che una buona classe classe politica magari potra'cambiare lo stato delle cose.una buona classe politica dovrebbe tutelare tutti,in parti colare le minoranze e le persone svantaggiate ed essere intransigente con chi sbaglia ovviamente nella misura in cui l'errore penalizza la collettivita' e\o il prossimo.in poche parole io auspico due grandi rivoluzioni culturali:una democrazia diretta,partecipativa e totale(attualmente coi sistemi informatici se ve ne fosse voglia sarebbe possibile) ed una democrazia che tuteli i diritti del cittadino ma che imponga loro doveri.attualmente io penso che i diritti siano appannaggio dei furbetti o del ventaglio personale di conoscenze influenti e i doveri allo stesso modo se influenti non vengono rispettati;al contrario invece vengono fatti rispettare fino in fondo,anzi di piu'.(scusate ma questo post e' davvero brutto.a me non piace;comunque lo pubblico.)
lunedì 28 agosto 2017
GENII D'EPOCA
Ho sempre pensato,a torto o a ragione, avvalendomi anche di pensieri ripresi da letture sparse e, pubblicati all'interno di questo blog in alcuni post, che i geni e la genialità sostanzialmente si dividono in due macro categorie.
La prima vede i genii come chiarificatori della realta';un pensiero comune dell'epoca viene espresso comprensibilmente o un pensiero comune viene tradotto in realtà.
la seconda vede i genii come pionieri,anticipatori del futuro che spesso non vengono capiti in vita e che vanno piu' che controcorrente,al di la'.
Ora non vorrei soffermarmi su questa distinzione asserendo chi sia piu' o meno geniale;non voglio nemmeno soffermarmi su cosa sia la genialità e se questa dipenda dalle caratteristiche endogene dell'individuo,dal suo talento dalle sue capacità o dall'impegno profuso affinche' un individuo possa arrivare ad essere definito geniale.
Credo di aver scritto in vari post abbastanza in merito a cio' che ritengo essere il mio pensiero circa la genialità e non vorrei neanche ripetere il mio personalissimo punto di vista secondo il quale tra follia e genialità intercorra una linea sottilissima.
Sembra tutto così banale, retorico e scontato quando si parla,si scrive specie in merito ai genii e alla genialità.
talvolta viene definito genio o geniale anche cio' che non c'entra entra con il genio.
Eppure io proprio stasera mi ponevo un interrogativo:premesso che ogni epoca hai suoi genii io mi e vi chiedo:quanto conta l'epoca in cui si vive affinche' genii e genialità prendano forma?non sto parlando di opportunita',sia chiaro,anche perche' penso che un genio trovi sempre una strada per emergere ma piuttosto sto pensando a quanto l'ambiente circostante influenzi un individuo geniale.
forse e dico forse le ragioni della genialità sono state sempre ricercate all'interno dell'individuo:come dicevo prima o nelle sue capacità innate o nel suo impegno o al limite da entrambi i fattori ma probabilmente ed erronaemente al di la' del facile e retorico"niente è piu' come una volta" (si potrebbe dire quasi poer scherzo o per gioco non esistono i genii di una volta)la genialità va ricercata anche nell'ambiente circostante,o meglio ancora nell'epoca in cui un genio vive.
in particolare la mia domanda è:perche' genii come da vinci non ne nascono piu'.certamente qualcuno potrebbe dire che la parcellizzzazione delle discipline ha reso settoriale il campo d'investigazione,qualcun'altro potrebbe dire secondo me a torto che tutto e' stato gia' detto o fatto.
a me queste ipotetiche risposte non convincono del tutto.certamente mettere genii a confronto e' un impresa ardua specie in settori differenti tra loro eppure ci sono stati individui che hanno lasciato il segno,ovviamente,piu' di altri anche se si parla di epoche e settori differenti.
faccio un esempio:ammesso e non concesso che il qi di una persona fosse analizzabile e risultasse altissimo tipo 160 ,cosi' per dire,le possibilita' fossero uguali e l'impegno ,la curiosita' e lo studio e la dedizione e ancora l'intuizione fossero misurabili ed uguali ,se prendessimo due individui con queste stesse caratteristichee e li proiettassimo in due epoche differenti a mio avviso uno dei due avrebbe senza dubbio risultati superiori all'altro.
e' indiscutibile la crisi che stiamo attraversando e cio' si riflette anche nelle arti;tutto si consuma velocemente,e' commerciale e massificato,poco originale e per niente geniale(specie in italia e penso ad esempio alle arti come musica,letteratura e cinema).mi viene quindi da pensare che quest'epoca non e' un epoca da genii(nonostante il fatto che ad informarsi qualche genio si trova anche se il piu' delle volte legato al dio denaro e non all'arte o al pensiero).per fortuna io non sono ne' sono stato un genio:se lo fossi sarei nato nell'epoca sbagliata.
La prima vede i genii come chiarificatori della realta';un pensiero comune dell'epoca viene espresso comprensibilmente o un pensiero comune viene tradotto in realtà.
la seconda vede i genii come pionieri,anticipatori del futuro che spesso non vengono capiti in vita e che vanno piu' che controcorrente,al di la'.
Ora non vorrei soffermarmi su questa distinzione asserendo chi sia piu' o meno geniale;non voglio nemmeno soffermarmi su cosa sia la genialità e se questa dipenda dalle caratteristiche endogene dell'individuo,dal suo talento dalle sue capacità o dall'impegno profuso affinche' un individuo possa arrivare ad essere definito geniale.
Credo di aver scritto in vari post abbastanza in merito a cio' che ritengo essere il mio pensiero circa la genialità e non vorrei neanche ripetere il mio personalissimo punto di vista secondo il quale tra follia e genialità intercorra una linea sottilissima.
Sembra tutto così banale, retorico e scontato quando si parla,si scrive specie in merito ai genii e alla genialità.
talvolta viene definito genio o geniale anche cio' che non c'entra entra con il genio.
Eppure io proprio stasera mi ponevo un interrogativo:premesso che ogni epoca hai suoi genii io mi e vi chiedo:quanto conta l'epoca in cui si vive affinche' genii e genialità prendano forma?non sto parlando di opportunita',sia chiaro,anche perche' penso che un genio trovi sempre una strada per emergere ma piuttosto sto pensando a quanto l'ambiente circostante influenzi un individuo geniale.
forse e dico forse le ragioni della genialità sono state sempre ricercate all'interno dell'individuo:come dicevo prima o nelle sue capacità innate o nel suo impegno o al limite da entrambi i fattori ma probabilmente ed erronaemente al di la' del facile e retorico"niente è piu' come una volta" (si potrebbe dire quasi poer scherzo o per gioco non esistono i genii di una volta)la genialità va ricercata anche nell'ambiente circostante,o meglio ancora nell'epoca in cui un genio vive.
in particolare la mia domanda è:perche' genii come da vinci non ne nascono piu'.certamente qualcuno potrebbe dire che la parcellizzzazione delle discipline ha reso settoriale il campo d'investigazione,qualcun'altro potrebbe dire secondo me a torto che tutto e' stato gia' detto o fatto.
a me queste ipotetiche risposte non convincono del tutto.certamente mettere genii a confronto e' un impresa ardua specie in settori differenti tra loro eppure ci sono stati individui che hanno lasciato il segno,ovviamente,piu' di altri anche se si parla di epoche e settori differenti.
faccio un esempio:ammesso e non concesso che il qi di una persona fosse analizzabile e risultasse altissimo tipo 160 ,cosi' per dire,le possibilita' fossero uguali e l'impegno ,la curiosita' e lo studio e la dedizione e ancora l'intuizione fossero misurabili ed uguali ,se prendessimo due individui con queste stesse caratteristichee e li proiettassimo in due epoche differenti a mio avviso uno dei due avrebbe senza dubbio risultati superiori all'altro.
e' indiscutibile la crisi che stiamo attraversando e cio' si riflette anche nelle arti;tutto si consuma velocemente,e' commerciale e massificato,poco originale e per niente geniale(specie in italia e penso ad esempio alle arti come musica,letteratura e cinema).mi viene quindi da pensare che quest'epoca non e' un epoca da genii(nonostante il fatto che ad informarsi qualche genio si trova anche se il piu' delle volte legato al dio denaro e non all'arte o al pensiero).per fortuna io non sono ne' sono stato un genio:se lo fossi sarei nato nell'epoca sbagliata.
lunedì 26 giugno 2017
CRITICHE AL MANIFESTO DEL NUOVO REALISMO
sembrerà strano,eppure,delle varie correnti di pensiero che si sono susseguite nel corso della storia, probabilmente, oggi più che mai,nessuno o quasi,conosce il filone di pensiero del movimento odierno.
Ebbene leggendo un po' qua e la' vi dico che il movimento che caratterizza i nostri giorni è il nuovo realismo,termine introdotto dal filosofo maurizio ferraris con il "manifesto del nuovo realismo che ha suscitato numerosi dibattiti in numerose discipline.
e' chiaro che per conoscere e dare un significato al nuovo realismo bisognerebbe conoscere il realismo e il positivismo e le principali differenze tra queste correnti e l'illuminismo e il romanticismo,ricordandoci che siamo andati oltre passando per le varie avanguardie ,il modernismo e il post modernismo.
l Positivismo è un movimento filosofico e culturale, nato in Francia nella prima metà dell'800 e ispirato ad alcune idee guida fondamentali riferite in genere all'esaltazione del progresso scientifico. Questa corrente di pensiero, trainata dalle rivoluzioni industriali e dalla letteratura a esso collegata[1], si diffonde nella seconda metà del secolo a livello europeo e mondiale influenzando anche la nascita di movimenti letterari come il Verismo in Italia e il Naturalismo in Francia.
Henri de Saint-Simon introdusse per la prima volta il termine Positivismo
Il Positivismo non si configura dunque come un pensiero filosofico organizzato in un sistema definito come quello che aveva caratterizzato la filosofia idealistica, ma piuttosto come un movimento per certi aspetti simile all'Illuminismo, di cui condivide la fiducia nella scienza e nel progresso scientifico-tecnologico, e per altri affine alla concezione romantica della storia che vede nella progressiva affermazione della ragione la base del progresso o evoluzione sociale.per un quadro completo e' quindi giusto aprire una parentesi sui movimenti moderni e contemporanei sopra citati:
le prime avanguardie o avanguardie storiche, nella prima metà del Novecento, caratterizzate da movimenti e manifesti, con tendenza a riversarsi nella attività politica tout court;
le seconde avanguardie, o neoavanguardie, negli anni Cinquanta-Sessanta, caratterizzate dal dibattito critico e dalla guerriglia semiologica con i linguaggi della società di massa;
e le terze avanguardie, ancora da mettere compiutamente in luce, apparse alla fine del secolo sotto la formula della terza ondata, caratterizzate dallo scontro con il postmoderno e dall'uso dei linguaggi del passato come strumenti eversivi.
Postmodernismo è un termine usato negli anni 60 del XX secolo con diversi significati e in vari ambiti culturali, con il quale genericamente si fa riferimento alla crisi della modernità nelle società a capitalismo avanzato, caratterizzate da un'economia e una finanza estese globalmente, dall'invadenza della pubblicità e della televisione nelle convinzioni personali, e da un enorme flusso di notizie provenienti dal web, ormai incontrollabile e inverificabile.
ritornando al discorso principale verrebbe da chiedersi:ma cos'e' il nuovo realismo?
eccovi accontentati:Il Nuovo realismo si configura come una teoria filosofica antisoggettivistica che assume come proprio fondamento la realtà del mondo esterno: «Il pendolo del pensiero, che nel Novecento inclinava verso l'antirealismo nelle sue varie versioni (ermeneutica, postmodernismo, “svolta linguistica” ecc.), con il tornante del secolo si era spostato verso il realismo (nei suoi tanti aspetti: ontologia, scienze cognitive, estetica come teoria della percezione)» (M. Ferraris, Manifesto del nuovo realismo, Roma-Bari, Laterza, 2012, p. IX).
Si tratta di un movimento filosofico italiano che prende le mosse da un articolo di Maurizio Ferraris pubblicato su “Repubblica” l'8 agosto del 2011 [1] dove si anticipa quanto sostenuto nel suo Manifesto del nuovo realismo (Laterza 2012). Il Nuovo Realismo è il risultato, da un lato, della tradizione realista nata dalla filosofia e dalla psicologia della percezione (rappresentata da James J. Gibson e, in modo ancor più incisivo, dalla tradizione gestaltista che muove da Gaetano Kanizsa per sfociare poi nell'opera di Paolo Bozzi); dall'altro, dalla tradizione analitica di stampo realista come per esempio Hilary Putnam.
Il percorso che trova sintesi in questo movimento si delinea come una piattaforma di ricerca che oltrepassa di fatto la tradizionale dicotomia analitici-continentali. Attorno al Nuovo Realismo si è creato un ampio dibattito mediatico [2] accompagnato da convegni, dalla pubblicazione di diversi libri – tra cui Bentornata Realtà (Einaudi, 2012) e da una collana che porta il medesimo titolo [3]. È possibile annoverare tra i filosofi e gli intellettuali vicini al Nuovo Realismo, tra gli altri, le seguenti personalità: Mario De Caro, Umberto Eco, Michele Di Francesco, Diego Marconi, Luca Taddio, Rossano Pecoraro[4].
Il Nuovo Realismo ha avviato un progetto di ricerca internazionale tuttora in corso nel quadro del dibattito sul realismo filosofico contemporaneo.
In altre parole la filosofia e le arti dovrebbero dsescrivere oggi piu' che mai qualcosa di tangibile e dimostrabile.
per me quest'approccio e' sbagliato e superato.innanzitutto le arti sono da sempre espressione di creatività e immaginazione e tentare di "ingabbiarle"come scienza o come qualcosa di oggettivo e dimostrabile rende l'arte sterile oltre che inutile.
certo il ruolo della filosofia in questo senso potrebbe essere determinante come "collante"tra le varie discipline ricordandoci che il termine filosofia significa amore per la sapienza ma l'approccio resta sbagliato.
innanzitutto ripercorrere sentieri gia' esplorati tornando indietro significa non guardare avanti,non guardare oltre.non vorrei dire sciocchezze ma credo che nel corso della storia sia la prima volta che un movimento filosofico e "scientifico"(ovviamente non parlo d'arte che com'e' noto si ripete)si ripeta analizzando il presente con gli strumenti del passato ma le conoscenze del presente.
Io credo che il nuovo moviemnto filosofico dei nostri giorni dovrebbe basarsi sulle dicotomie soggettivo-oggettivo,massa-individuo etc.un po' come la medicina tradizionale orientale:si cura un mal di testa partendo dai piedi ma si conoscono i piedi,la testa e tutto il corpo cosi' bisognerebbe creare un movimento che sia la sintesi tra le dicotomie su' citate.
io chiamerei il movimento odieno:transizionismo e il suo superamento(se ci sara')avampostismo.voi invece,cari folli lettori?
Ebbene leggendo un po' qua e la' vi dico che il movimento che caratterizza i nostri giorni è il nuovo realismo,termine introdotto dal filosofo maurizio ferraris con il "manifesto del nuovo realismo che ha suscitato numerosi dibattiti in numerose discipline.
e' chiaro che per conoscere e dare un significato al nuovo realismo bisognerebbe conoscere il realismo e il positivismo e le principali differenze tra queste correnti e l'illuminismo e il romanticismo,ricordandoci che siamo andati oltre passando per le varie avanguardie ,il modernismo e il post modernismo.
l Positivismo è un movimento filosofico e culturale, nato in Francia nella prima metà dell'800 e ispirato ad alcune idee guida fondamentali riferite in genere all'esaltazione del progresso scientifico. Questa corrente di pensiero, trainata dalle rivoluzioni industriali e dalla letteratura a esso collegata[1], si diffonde nella seconda metà del secolo a livello europeo e mondiale influenzando anche la nascita di movimenti letterari come il Verismo in Italia e il Naturalismo in Francia.
Henri de Saint-Simon introdusse per la prima volta il termine Positivismo
Il Positivismo non si configura dunque come un pensiero filosofico organizzato in un sistema definito come quello che aveva caratterizzato la filosofia idealistica, ma piuttosto come un movimento per certi aspetti simile all'Illuminismo, di cui condivide la fiducia nella scienza e nel progresso scientifico-tecnologico, e per altri affine alla concezione romantica della storia che vede nella progressiva affermazione della ragione la base del progresso o evoluzione sociale.per un quadro completo e' quindi giusto aprire una parentesi sui movimenti moderni e contemporanei sopra citati:
le prime avanguardie o avanguardie storiche, nella prima metà del Novecento, caratterizzate da movimenti e manifesti, con tendenza a riversarsi nella attività politica tout court;
le seconde avanguardie, o neoavanguardie, negli anni Cinquanta-Sessanta, caratterizzate dal dibattito critico e dalla guerriglia semiologica con i linguaggi della società di massa;
e le terze avanguardie, ancora da mettere compiutamente in luce, apparse alla fine del secolo sotto la formula della terza ondata, caratterizzate dallo scontro con il postmoderno e dall'uso dei linguaggi del passato come strumenti eversivi.
Postmodernismo è un termine usato negli anni 60 del XX secolo con diversi significati e in vari ambiti culturali, con il quale genericamente si fa riferimento alla crisi della modernità nelle società a capitalismo avanzato, caratterizzate da un'economia e una finanza estese globalmente, dall'invadenza della pubblicità e della televisione nelle convinzioni personali, e da un enorme flusso di notizie provenienti dal web, ormai incontrollabile e inverificabile.
ritornando al discorso principale verrebbe da chiedersi:ma cos'e' il nuovo realismo?
eccovi accontentati:Il Nuovo realismo si configura come una teoria filosofica antisoggettivistica che assume come proprio fondamento la realtà del mondo esterno: «Il pendolo del pensiero, che nel Novecento inclinava verso l'antirealismo nelle sue varie versioni (ermeneutica, postmodernismo, “svolta linguistica” ecc.), con il tornante del secolo si era spostato verso il realismo (nei suoi tanti aspetti: ontologia, scienze cognitive, estetica come teoria della percezione)» (M. Ferraris, Manifesto del nuovo realismo, Roma-Bari, Laterza, 2012, p. IX).
Si tratta di un movimento filosofico italiano che prende le mosse da un articolo di Maurizio Ferraris pubblicato su “Repubblica” l'8 agosto del 2011 [1] dove si anticipa quanto sostenuto nel suo Manifesto del nuovo realismo (Laterza 2012). Il Nuovo Realismo è il risultato, da un lato, della tradizione realista nata dalla filosofia e dalla psicologia della percezione (rappresentata da James J. Gibson e, in modo ancor più incisivo, dalla tradizione gestaltista che muove da Gaetano Kanizsa per sfociare poi nell'opera di Paolo Bozzi); dall'altro, dalla tradizione analitica di stampo realista come per esempio Hilary Putnam.
Il percorso che trova sintesi in questo movimento si delinea come una piattaforma di ricerca che oltrepassa di fatto la tradizionale dicotomia analitici-continentali. Attorno al Nuovo Realismo si è creato un ampio dibattito mediatico [2] accompagnato da convegni, dalla pubblicazione di diversi libri – tra cui Bentornata Realtà (Einaudi, 2012) e da una collana che porta il medesimo titolo [3]. È possibile annoverare tra i filosofi e gli intellettuali vicini al Nuovo Realismo, tra gli altri, le seguenti personalità: Mario De Caro, Umberto Eco, Michele Di Francesco, Diego Marconi, Luca Taddio, Rossano Pecoraro[4].
Il Nuovo Realismo ha avviato un progetto di ricerca internazionale tuttora in corso nel quadro del dibattito sul realismo filosofico contemporaneo.
In altre parole la filosofia e le arti dovrebbero dsescrivere oggi piu' che mai qualcosa di tangibile e dimostrabile.
per me quest'approccio e' sbagliato e superato.innanzitutto le arti sono da sempre espressione di creatività e immaginazione e tentare di "ingabbiarle"come scienza o come qualcosa di oggettivo e dimostrabile rende l'arte sterile oltre che inutile.
certo il ruolo della filosofia in questo senso potrebbe essere determinante come "collante"tra le varie discipline ricordandoci che il termine filosofia significa amore per la sapienza ma l'approccio resta sbagliato.
innanzitutto ripercorrere sentieri gia' esplorati tornando indietro significa non guardare avanti,non guardare oltre.non vorrei dire sciocchezze ma credo che nel corso della storia sia la prima volta che un movimento filosofico e "scientifico"(ovviamente non parlo d'arte che com'e' noto si ripete)si ripeta analizzando il presente con gli strumenti del passato ma le conoscenze del presente.
Io credo che il nuovo moviemnto filosofico dei nostri giorni dovrebbe basarsi sulle dicotomie soggettivo-oggettivo,massa-individuo etc.un po' come la medicina tradizionale orientale:si cura un mal di testa partendo dai piedi ma si conoscono i piedi,la testa e tutto il corpo cosi' bisognerebbe creare un movimento che sia la sintesi tra le dicotomie su' citate.
io chiamerei il movimento odieno:transizionismo e il suo superamento(se ci sara')avampostismo.voi invece,cari folli lettori?
lunedì 29 maggio 2017
SCELTE ALIMENTARI
Suonerà strano a molti che,da come si evince dal titolo di questo post, a parlare di alimentazione sia
io,proprio io che ho una pessima alimentazione in termini sia di qualità che di quantità.
Vorrei tralasciare per un attimo il discorso dell'equilibrio psicofisico che già l'antica saggezza latina
aveva individuato come uno dei punti cardini del benessere e della salute.
In un altro post(psiche e cervello)parlavo di soddisfazione,piacere ed effetti positivi e , a volte
negativi. del cibo sulla psiche e affermavo con convinzione il fatto che disturbi più e meno gravi
dell'equilibrio psico fisico derivino da un alimentazione sbagliata;nello specifico dicevo che
anoressia,bulimia e obesità cosi' come una eccessiva cura del corpo alterino i nostri meccanismi.
Con questo post invece vorrei soffermarmi sulle scelte alimentari dei singoli che vanno al di là della
cultura del posto e dello status quo e che molto genericamente sono classificabili in tre categorie:
1 alimentazione onnivora
2 alimentazione vegetariana
3 alimentazione vegana.
Credo e spero che non vi sia bisogno di esplicitare il fatto che le proprie scelte alimentari e , nello
specifico delle tre macrocategorie sopraelencate,siano ,o quantomeno dovrebbero essere, personali,
soggettive e prive di qualsiasi critica ,positiva o negativa che sia .in quanto,inoltre,non ledono la
libertà altrui.
Pur sapendo ,come dicevo esordendo,di nutrirmi in modo pessimo, io sono convinto che una buona
alimentazione preveda la presenza di tutti, o quasi, gli alimenti ma con porzioni giuste.
Certamente sono consapevole che non scopro di certo l'acqua calda,come si suol dire,ma in questa
fase storica sembra che stia dilagando la tendenza ad essere vegetariani o vegani.
Vorrei ribadire ,a questo punto, che le scelte alimentari degli altri non solo mi sono indifferenti ma
non le contesto neanche.
Eppure queste scelte,ovvero alimentazione vegetariana e alimentazione vegana,fanno sorgere,almeno
personalmente,delle domande.
La piu' ovvia è chiaramente il perchè di questa scelta.
E' chiaro che le risposte sono molteplici seppur riconducibili a solo due reazioni:l'ipotesi "salutarista"
e l'ipotesi etica.
A questo punto mi e vi chiedo:siamo davvero sicuri che eliminando alimenti come carne e pesce e le
loro proteine o le sostanze che contengono questi dati alimenti possiamo avere un alimentazione
salutare?e ancora qualora lo stato fisico di un vegetariano o vegano sia quello di un soggetto in
perfetta forma siamo sicuri che non vi siano ripercussioni sulla psiche?a titolo esemplificativo si
ritiene che le persone un po' in sovrappeso siano allegre mentre quelle "in forma" o sottopeso siano
tristi,a volte nervose,altre volte ancora depresse e tra i tanti fattori che concorrono a questi stati
d'animo di sicuro vi potrebbe essere un tipo di scelta alimentare.in ogni caso io non sono convinto
del fatto che una dieta vegetariana o vegana sia salutare ma non essendo ferratissimo in materia
potrei sbagliarmi.
Ben diverso è il discorso etico e morale:sappiamo tutti che gli animali che noi mangiamo sono
sottoposti a trattamenti atroci e a dir poco crudeli e, certamente ciò non è morale.
Però io torno a chiedermi e a chiedervi:perchè soltanto adesso si svela l'arcano?non si è sempre
saputo?o è bastato qualche video sui principali social network per sensibilizzare una parte delle
persone ?
E' mia opinione che sul nostro pianeta la natura sia crudele.Certo in passato si usavano metodi meno
barbari per quanto concerne i trattamenti degli animali che successivamente sarebbero finiti sulle
nostre tavole ed è vero quindi che gli alimenti erano più genuini oltre che più succulenti ma se
pensiamo che la maggior parte degli esseri viventi si nutre di altre specie allora c'e' da porsi
un'ennesima domanda:gli animali di cui ci nutriamo possono essere considerati al pari dell'uomo
soprattutto in termini etici e morali?a mio avviso assolutamente no.non sarà giusto,non sarà morale
ma la vita di un essere umano vale molto di più di un animale anche se quest'ultimi, spesso se non
sempre, e non per un idiota luogo comune ,sono migliori della maggior parte delle persone.
e ancora sappiamo tutti i trattamenti a cui sono sottoposti alcuni animali per la ricerca e la
sperimentazione di nuovi farmaci ma credo che se si trovassero cure adeguate per mali ad oggi
incurabili nessuno "protesterebbe" contro le crudeltà inflitte loro.
Non acquistare un capo fatto con pelle animale è forse l'unica protesta sensata ma forse io sono un
barbaro.
Fin qui tutto banale,tutto scontato, ma è a questo punto che vorrei sorprendervi,spero in positivo.
La mia idea riguardo il fenomeno vegetariano e vegano è alquanto complottistica e, spero sarete voi a
decretare se si basa su qualche fondamento.
Io penso infatti che l'essere umano sia da sempre stato manipolato e, non chiedetemi da chi perchè
non è dato saperlo, e che chi ci manipola conosce benissimo i meccanismi psicologici delle masse e del singolo e attua soluzioni a seconda del tipo di problema che si presenta.
Del resto l'uomo è sopravvissuto fin ora perchè ha saputo adattarsi ai cambiamenti di ogni sorta.
Sappiamo tutti che le risorse del nostro pianeta non sono inesauribili.
Ciò vale per il petrolio e , con i metodi attuali si pèotrebbe produrre energia pulita almeno al 40 per
cento del fabbisogno pro capite ma ovviamente non eee' possibile perche' gli interessi in gioco sono
alti.
Allo stesso modo sembra che stia dilagando un fenomeno che porti alla sensibilizzazione delle
masse
sul tema alimentare inculcandogli di non avere bisogno nè di carne nè di pesce e allo stesso tempo
diffondendo video brutali sui trattamenti riservati agli animali.
Secondo voi perchè adesso?secondo me perchè questa sarebbe una piccola grande rivoluzione e ha
bisogno di tempo per verificarsi.
Se pensiamo infatti che la popolazione cresce e crescera' e che il fabbisogno di animali di
conseguenza crescerà anch'egli ,si sta tentando gia' da adesso di "manipolare"le masse considerando
anche il fatto che le lobby agro alimentari non sono poi cosi' potenti.
Tra 2 -300 anni probabilmente la maggior parte delle persone sarà vegetariana,l'energia sara' pulita e
tutti indosseranno occhiali a realtà aumentata e ci diranno che viviamo in un mondo migliore
quand'invece si potrebbe attuare finh da subito questo piano.non lo sio fa probabilmente per non
creare sconquassi.
Sembra follia ma forse sarebbe piu' folle non credere in
questa disamina.
Voi che ne pensate del fenomeno vegetariano e vegano e soprattutto di questa mia
ipotesi complottistica?
io,proprio io che ho una pessima alimentazione in termini sia di qualità che di quantità.
Vorrei tralasciare per un attimo il discorso dell'equilibrio psicofisico che già l'antica saggezza latina
aveva individuato come uno dei punti cardini del benessere e della salute.
In un altro post(psiche e cervello)parlavo di soddisfazione,piacere ed effetti positivi e , a volte
negativi. del cibo sulla psiche e affermavo con convinzione il fatto che disturbi più e meno gravi
dell'equilibrio psico fisico derivino da un alimentazione sbagliata;nello specifico dicevo che
anoressia,bulimia e obesità cosi' come una eccessiva cura del corpo alterino i nostri meccanismi.
Con questo post invece vorrei soffermarmi sulle scelte alimentari dei singoli che vanno al di là della
cultura del posto e dello status quo e che molto genericamente sono classificabili in tre categorie:
1 alimentazione onnivora
2 alimentazione vegetariana
3 alimentazione vegana.
Credo e spero che non vi sia bisogno di esplicitare il fatto che le proprie scelte alimentari e , nello
specifico delle tre macrocategorie sopraelencate,siano ,o quantomeno dovrebbero essere, personali,
soggettive e prive di qualsiasi critica ,positiva o negativa che sia .in quanto,inoltre,non ledono la
libertà altrui.
Pur sapendo ,come dicevo esordendo,di nutrirmi in modo pessimo, io sono convinto che una buona
alimentazione preveda la presenza di tutti, o quasi, gli alimenti ma con porzioni giuste.
Certamente sono consapevole che non scopro di certo l'acqua calda,come si suol dire,ma in questa
fase storica sembra che stia dilagando la tendenza ad essere vegetariani o vegani.
Vorrei ribadire ,a questo punto, che le scelte alimentari degli altri non solo mi sono indifferenti ma
non le contesto neanche.
Eppure queste scelte,ovvero alimentazione vegetariana e alimentazione vegana,fanno sorgere,almeno
personalmente,delle domande.
La piu' ovvia è chiaramente il perchè di questa scelta.
E' chiaro che le risposte sono molteplici seppur riconducibili a solo due reazioni:l'ipotesi "salutarista"
e l'ipotesi etica.
A questo punto mi e vi chiedo:siamo davvero sicuri che eliminando alimenti come carne e pesce e le
loro proteine o le sostanze che contengono questi dati alimenti possiamo avere un alimentazione
salutare?e ancora qualora lo stato fisico di un vegetariano o vegano sia quello di un soggetto in
perfetta forma siamo sicuri che non vi siano ripercussioni sulla psiche?a titolo esemplificativo si
ritiene che le persone un po' in sovrappeso siano allegre mentre quelle "in forma" o sottopeso siano
tristi,a volte nervose,altre volte ancora depresse e tra i tanti fattori che concorrono a questi stati
d'animo di sicuro vi potrebbe essere un tipo di scelta alimentare.in ogni caso io non sono convinto
del fatto che una dieta vegetariana o vegana sia salutare ma non essendo ferratissimo in materia
potrei sbagliarmi.
Ben diverso è il discorso etico e morale:sappiamo tutti che gli animali che noi mangiamo sono
sottoposti a trattamenti atroci e a dir poco crudeli e, certamente ciò non è morale.
Però io torno a chiedermi e a chiedervi:perchè soltanto adesso si svela l'arcano?non si è sempre
saputo?o è bastato qualche video sui principali social network per sensibilizzare una parte delle
persone ?
E' mia opinione che sul nostro pianeta la natura sia crudele.Certo in passato si usavano metodi meno
barbari per quanto concerne i trattamenti degli animali che successivamente sarebbero finiti sulle
nostre tavole ed è vero quindi che gli alimenti erano più genuini oltre che più succulenti ma se
pensiamo che la maggior parte degli esseri viventi si nutre di altre specie allora c'e' da porsi
un'ennesima domanda:gli animali di cui ci nutriamo possono essere considerati al pari dell'uomo
soprattutto in termini etici e morali?a mio avviso assolutamente no.non sarà giusto,non sarà morale
ma la vita di un essere umano vale molto di più di un animale anche se quest'ultimi, spesso se non
sempre, e non per un idiota luogo comune ,sono migliori della maggior parte delle persone.
e ancora sappiamo tutti i trattamenti a cui sono sottoposti alcuni animali per la ricerca e la
sperimentazione di nuovi farmaci ma credo che se si trovassero cure adeguate per mali ad oggi
incurabili nessuno "protesterebbe" contro le crudeltà inflitte loro.
Non acquistare un capo fatto con pelle animale è forse l'unica protesta sensata ma forse io sono un
barbaro.
Fin qui tutto banale,tutto scontato, ma è a questo punto che vorrei sorprendervi,spero in positivo.
La mia idea riguardo il fenomeno vegetariano e vegano è alquanto complottistica e, spero sarete voi a
decretare se si basa su qualche fondamento.
Io penso infatti che l'essere umano sia da sempre stato manipolato e, non chiedetemi da chi perchè
non è dato saperlo, e che chi ci manipola conosce benissimo i meccanismi psicologici delle masse e del singolo e attua soluzioni a seconda del tipo di problema che si presenta.
Del resto l'uomo è sopravvissuto fin ora perchè ha saputo adattarsi ai cambiamenti di ogni sorta.
Sappiamo tutti che le risorse del nostro pianeta non sono inesauribili.
Ciò vale per il petrolio e , con i metodi attuali si pèotrebbe produrre energia pulita almeno al 40 per
cento del fabbisogno pro capite ma ovviamente non eee' possibile perche' gli interessi in gioco sono
alti.
Allo stesso modo sembra che stia dilagando un fenomeno che porti alla sensibilizzazione delle
masse
sul tema alimentare inculcandogli di non avere bisogno nè di carne nè di pesce e allo stesso tempo
diffondendo video brutali sui trattamenti riservati agli animali.
Secondo voi perchè adesso?secondo me perchè questa sarebbe una piccola grande rivoluzione e ha
bisogno di tempo per verificarsi.
Se pensiamo infatti che la popolazione cresce e crescera' e che il fabbisogno di animali di
conseguenza crescerà anch'egli ,si sta tentando gia' da adesso di "manipolare"le masse considerando
anche il fatto che le lobby agro alimentari non sono poi cosi' potenti.
Tra 2 -300 anni probabilmente la maggior parte delle persone sarà vegetariana,l'energia sara' pulita e
tutti indosseranno occhiali a realtà aumentata e ci diranno che viviamo in un mondo migliore
quand'invece si potrebbe attuare finh da subito questo piano.non lo sio fa probabilmente per non
creare sconquassi.
Sembra follia ma forse sarebbe piu' folle non credere in
questa disamina.
Voi che ne pensate del fenomeno vegetariano e vegano e soprattutto di questa mia
ipotesi complottistica?
sabato 29 aprile 2017
FILOSOFIA DEL VIAGGIO
Si dice che
viaggiare apre la mente.sara' vero?io,personalmente,sono d'accordo in
parte:probabilmente lo scopo di un viaggio è ampliare la conoscenza
del mondo e del genere umano;tradizioni diverse ,culture diverse
,posti diversi ,dovrebbero arricchire il viaggiatore.ma siamo sicuri
che oggi sia proprio cosi' e non sia un 'ostentazione verso altre
persone il fatto di poter dire:ci sono stato. A volte se non sempre
si viaggia per fuggire da qualcosa e quel qualcosa probabilmente ci
perseguitera' sempre perche' siamo sempre noi in un posto
diverso.esistono diversi tipi di viaggi e di viaggiatori.c'e' chi
visita un posto per i paesaggi,chi per il sesso(diciamocelo pure),chi
per conoscere il mondo e le sue peculiarità,chi come dicevo prima
per dimostrare di viaggiare agli altri e chi per rilassarsi o fare
cose che in un posto dove si e' conosciuti non potrebbe fare.ognuno
scelga il viaggio che piu' gli sia congeniale ma si ricordi che al di
la' dei paesaggi diversi,se e' vero com'e' vero che il mondo e' vario
ma e' anche piccolo puo' trovare il “mondo”anche in un
piccolissimo quartiere di un paesino.non parlo poi di viaggi
interiori che sarebbero la massima espressione della cultura e del
cambiamento.fatte queste opportune premesse io mi e vi chiedo:quanto
influisce il non essere conosciuti sulla nostra liberta' e quanto al
contrario influisce la nostra buona o cattiva reputazione nel posto
dove viviamo?cioe' quanto siamo davvero liberi a casa?certo in
diverse fasi della vita occorrerebbe viaggiare per diversi scopi e ,
magari per combinarli insieme.ma com'e' possibile che un viaggio non
ci cambi?;non ci apra a nuove possibilita' o nuove prospettive?o e'
solo l'abitudine e la routine che fa si' che una volta ritornati nel
luogo d'appartenza indossiamo la maschera che noi in parte e gli
alttri nella grande restante parte ci hanno attribuito?i piu' grandi
filosofi dicevano:conosci te stesso e conoscerai la verita',il
mondo,l'umanita'.a me sembra che le persone che viaggino molto in
realta' siano ingabbiate in schemi troppo rigidi per comprendere cio'
che hanno avuto o avranno la fortuna di vedere e osservare da
vicino.certo poi ci sono anche quelli che conoscono una persona che
non rispecchia i piu' ovvi luoghi comuni e dicono in merito ad un
fatto ovvio:non e' vero io ho conosciuto una persona di nazionalita'
tal dei tali e non era cosi'.1 su quanti?in quanti giorni verrebbe da
chiedermi a me che non riescfo a conoscere me stesso e mi conosco da
quando sono nato.probabilmente anche viaggiare comporta l'essere
pronti a cogliere diversi elementi del mondo.voi che tipi di
viaggiatori siete?
lunedì 24 aprile 2017
TRA REALTA' E REALTA' AUMENTATA:UNA POSSIBILE VISIONE DEL FUTURO
Ho sempre pensato,a torto o a ragione che la tecnologia non sempre porti al progresso ma che in certo senso a volte , al di la' di scoperte per cosi' dire "nocive" come lo fu a titolo d'esempio l'uso della bomba atomica,il progresso possa essere regresso.
E' altrettanto ovvio che la tecnologia e' uno strumento che dovrebbe migliorare la qualità della vita umana e porsi al suo servizio e non viceversa ,ovvero tecnologia al servizio dell'uomo e non l'uomo al servizio della tecnologia.
e' anche scontato che dipende dall'uso che l'uomo fa della tecnologia e dal suo buon senso a determinare benefici o "handicap".
fin qui nulla di nuovo;discorso trito e ritrito se non fosse che vi è una nuova prospettiva da considerare.
non parlo di automobili che si guidano da sole cosi' come non parlo degli incredibili progressi nella cibertenica e nella branca dell'intelligenza artificiale.un qualunquista potrebbe pensare a questo punto anche a ragione che le macchine sostituirranno l'uomo;una prospettiva diversa potrebbe invece asserire che l'uomo stesso diventera' una macchina.
al di la' del fatto che io credo che una delle scoperte "nocive"sia proprio legata alla branca dell'intelligenza artificiale che,copme dicevo in un altro post,potrebbe addirittura non solo sostituire ma addirittura portare all'estinzione della razza umana come ben sostengono a mio avviso lo scienziato stephen hawking e l'imprenditore bill gates(che tutti conoscete) e benche' queste evoluzioni siano gia' ad un avantissimo stadio io mi soffermerei su qualcosa sul quale gia' i colossi dell'economia stanno facendo investimenti e anche grossi.sto parlando della realta' aumentata.
certo l'ipotesi di eleminare del tutto dispositivi fisici come smartphone e tv che potranno essere dunque essere sostituiti chesso' da una parete che proietta un immagine attraverso degli occhiali a realta' aumentata e' un ipotesi piuttosto relaistica,piuttosto affascinante e piuttosto pericolosa.
certo non avvera' nell'immediato.come ogni grande rivoluzione di qualsiasi genere la massa ha bisogno di tempo per "infagocitare"il nuovo che avanza.tuttavia se google(google galsses e hololens sono gia' sul mercato)microsoft e in ultimo zukeberg di facebbok stanno investendo e puntando sulla relata' aumentata probabilmente si andra' in quella direzione tra una dieciiina di anni, almeno negli states e dopo un po' di conseguenza in tutto il globo.questa e' la sostanziale motivazione secondo la quale affermo che quest'ipotesi e' piuttosto reaslistica.certo eliminare il mercato di smartphone e tv non sara',ripeto,cosi' immediato perche' tante holdings faranno pressione sui mercati e sulle masse ma alla fine la gente si abituera' anche a questo e accogliera' di buon grado la relata' aumentata che comunque resta qualcosa di affascinante e intrigante.pensare di avere un pc,internet,uno smarthpone indossando "semplici " occhiali non e' cosa da poco.tuttavia io mi chiedo ,copnoscendo anche l'essere umano o ,perlomeno essendomi fatto una piccolissima e infinitesimale opinione dell'essere umano quando si tratta di usare tecnologie cosi' cvome , ad esempio,lo sono stati facebook stesso,gli smartphone e what's' appin passato:dove andremo a finire?diventeremo dei cyborg.la fantasia che ci ha sempre contraddistinto come razza "supoeriore"alòle altre specie vivbenti scomparira'?gia' soprattutto la fantasia;delegheremo tutto alle macchine?signori il futuro e' alle porte.voi che ne pensate?accogliereste ipoteticamente bene la relata' aumentata o avete anche voi delle riserve in tal senso?
E' altrettanto ovvio che la tecnologia e' uno strumento che dovrebbe migliorare la qualità della vita umana e porsi al suo servizio e non viceversa ,ovvero tecnologia al servizio dell'uomo e non l'uomo al servizio della tecnologia.
e' anche scontato che dipende dall'uso che l'uomo fa della tecnologia e dal suo buon senso a determinare benefici o "handicap".
fin qui nulla di nuovo;discorso trito e ritrito se non fosse che vi è una nuova prospettiva da considerare.
non parlo di automobili che si guidano da sole cosi' come non parlo degli incredibili progressi nella cibertenica e nella branca dell'intelligenza artificiale.un qualunquista potrebbe pensare a questo punto anche a ragione che le macchine sostituirranno l'uomo;una prospettiva diversa potrebbe invece asserire che l'uomo stesso diventera' una macchina.
al di la' del fatto che io credo che una delle scoperte "nocive"sia proprio legata alla branca dell'intelligenza artificiale che,copme dicevo in un altro post,potrebbe addirittura non solo sostituire ma addirittura portare all'estinzione della razza umana come ben sostengono a mio avviso lo scienziato stephen hawking e l'imprenditore bill gates(che tutti conoscete) e benche' queste evoluzioni siano gia' ad un avantissimo stadio io mi soffermerei su qualcosa sul quale gia' i colossi dell'economia stanno facendo investimenti e anche grossi.sto parlando della realta' aumentata.
certo l'ipotesi di eleminare del tutto dispositivi fisici come smartphone e tv che potranno essere dunque essere sostituiti chesso' da una parete che proietta un immagine attraverso degli occhiali a realta' aumentata e' un ipotesi piuttosto relaistica,piuttosto affascinante e piuttosto pericolosa.
certo non avvera' nell'immediato.come ogni grande rivoluzione di qualsiasi genere la massa ha bisogno di tempo per "infagocitare"il nuovo che avanza.tuttavia se google(google galsses e hololens sono gia' sul mercato)microsoft e in ultimo zukeberg di facebbok stanno investendo e puntando sulla relata' aumentata probabilmente si andra' in quella direzione tra una dieciiina di anni, almeno negli states e dopo un po' di conseguenza in tutto il globo.questa e' la sostanziale motivazione secondo la quale affermo che quest'ipotesi e' piuttosto reaslistica.certo eliminare il mercato di smartphone e tv non sara',ripeto,cosi' immediato perche' tante holdings faranno pressione sui mercati e sulle masse ma alla fine la gente si abituera' anche a questo e accogliera' di buon grado la relata' aumentata che comunque resta qualcosa di affascinante e intrigante.pensare di avere un pc,internet,uno smarthpone indossando "semplici " occhiali non e' cosa da poco.tuttavia io mi chiedo ,copnoscendo anche l'essere umano o ,perlomeno essendomi fatto una piccolissima e infinitesimale opinione dell'essere umano quando si tratta di usare tecnologie cosi' cvome , ad esempio,lo sono stati facebook stesso,gli smartphone e what's' appin passato:dove andremo a finire?diventeremo dei cyborg.la fantasia che ci ha sempre contraddistinto come razza "supoeriore"alòle altre specie vivbenti scomparira'?gia' soprattutto la fantasia;delegheremo tutto alle macchine?signori il futuro e' alle porte.voi che ne pensate?accogliereste ipoteticamente bene la relata' aumentata o avete anche voi delle riserve in tal senso?
martedì 11 aprile 2017
LA NOIA,QUESTA MALEDETTA
Ho sempre pensato, a torto o a ragione,che per quanto gli studiosi in genere, i filosofi e a volte i poeti si siano occupati di definire il concetto di noia, questo meccanismo "umano" necessiti oltre che di approfondimento anche di ulteriori studi in materia.
Con questo post io mi e vi pongo delle domande a cui francamente ho solamente risposte parziali.
La prima domanda,semplice ed elementare investe la sua definizione:che cos'e' dunque la noia?certo di definizioni sulla noia se ne trovano a bizzeffe e , non e' questa di sicuro una delle domande a cui non saprei dare una risposta.
Dunque se accettiamo la definizione classica di noia secondo la quale questa è uno stato di demotivazione, temporanea o duratura, nata dall'assenza di azione, dall'ozio o dall'essere impegnato in un'attività sostenuta da stimoli che si recepiscono come ripetitivi o monotoni o, comunque, contrari a quelli che si reputano più confacenti alle proprie inclinazioni e capacità possiamo dire che la noia specie in quest' epoca investe tutti noi.
chi , infatti puo' dire sinceramente di non annoiarsi mai?credo nessuno.nell'arco di una giornata infatti non è possibile che non si trascoranno dei momenti di noia.
Mi rendo conto che quando tratto quest'argomento che di per se' e' molto complesso si puotrebbe facilmente fraintendere il vero significato di noia.
essere impegnati e\ o iperattivi non e' sinonimo di divertimento o meglio di non noia.
e' chiaro che fare un lavoro che ci piace oggi e' forse un lusso ma la mia tesi mira a dire che anche se facessimo tutto cio' che ci piace ci annoieremmo in alcune circostanze.perche'? innanzitutto un lavoro ha diverse parti e sicuramente esistono in ogni lavoro quelle piu' noiose.ma non e' questo il punto.il punto e' che sia un lavoro o uno svbago per rgagiungere un risultato bisogna necessariamente compiere sacrifdici ed impegnarsi e , spesso l'impegno ci porta causa il nostro volerci migliorare a ripetere le stesse azioni e cadere quindi nella monotonia.in altre parole anche un hobby necessita di impegno e di monotonia affinche' si passi ad un livello superiore.
potrei riassumere il mio pensiero con un parallelismo:l'alimentazione.se ci piace un piatto ma lo mangiamo tutti i giorni ne saremmo stufi ,prima o poi.se ci teniamo alla salute(scopo o risultato)dovremmo rispettare un regime di alimentazione variegata e non e' detto che tutto cio' che mangiamo ci piaccia.se mangiamo solo tutto cio' che ci piace non raggiungeremo mai un obiettivo nel senso metaforico cioe' se ho degli hobby e non mi impegno anche nelle cose piu' noiose non avro' un risultato.
esiste dunque un modo per sconfiggere la noia?io credo che etrino in gioco anche altri fattori come i livelli di concentrazione.qunato piu' riusciamo ad essere concentrati facciamo prima e meglio le attivita' che facciamo.eppure anche questa grossa conquista da sola non basterebbe a sconfiggere definitavamente la noia.
probabilmente questo fenomeno va arginato e combattutoee va reso temporaneo anche in piccoli frammenti di tempo ma non potra' mai essere sconfitto perennemente.voi che ne pensate?chideo scusa se vi ho annoiato.
Con questo post io mi e vi pongo delle domande a cui francamente ho solamente risposte parziali.
La prima domanda,semplice ed elementare investe la sua definizione:che cos'e' dunque la noia?certo di definizioni sulla noia se ne trovano a bizzeffe e , non e' questa di sicuro una delle domande a cui non saprei dare una risposta.
Dunque se accettiamo la definizione classica di noia secondo la quale questa è uno stato di demotivazione, temporanea o duratura, nata dall'assenza di azione, dall'ozio o dall'essere impegnato in un'attività sostenuta da stimoli che si recepiscono come ripetitivi o monotoni o, comunque, contrari a quelli che si reputano più confacenti alle proprie inclinazioni e capacità possiamo dire che la noia specie in quest' epoca investe tutti noi.
chi , infatti puo' dire sinceramente di non annoiarsi mai?credo nessuno.nell'arco di una giornata infatti non è possibile che non si trascoranno dei momenti di noia.
Mi rendo conto che quando tratto quest'argomento che di per se' e' molto complesso si puotrebbe facilmente fraintendere il vero significato di noia.
essere impegnati e\ o iperattivi non e' sinonimo di divertimento o meglio di non noia.
e' chiaro che fare un lavoro che ci piace oggi e' forse un lusso ma la mia tesi mira a dire che anche se facessimo tutto cio' che ci piace ci annoieremmo in alcune circostanze.perche'? innanzitutto un lavoro ha diverse parti e sicuramente esistono in ogni lavoro quelle piu' noiose.ma non e' questo il punto.il punto e' che sia un lavoro o uno svbago per rgagiungere un risultato bisogna necessariamente compiere sacrifdici ed impegnarsi e , spesso l'impegno ci porta causa il nostro volerci migliorare a ripetere le stesse azioni e cadere quindi nella monotonia.in altre parole anche un hobby necessita di impegno e di monotonia affinche' si passi ad un livello superiore.
potrei riassumere il mio pensiero con un parallelismo:l'alimentazione.se ci piace un piatto ma lo mangiamo tutti i giorni ne saremmo stufi ,prima o poi.se ci teniamo alla salute(scopo o risultato)dovremmo rispettare un regime di alimentazione variegata e non e' detto che tutto cio' che mangiamo ci piaccia.se mangiamo solo tutto cio' che ci piace non raggiungeremo mai un obiettivo nel senso metaforico cioe' se ho degli hobby e non mi impegno anche nelle cose piu' noiose non avro' un risultato.
esiste dunque un modo per sconfiggere la noia?io credo che etrino in gioco anche altri fattori come i livelli di concentrazione.qunato piu' riusciamo ad essere concentrati facciamo prima e meglio le attivita' che facciamo.eppure anche questa grossa conquista da sola non basterebbe a sconfiggere definitavamente la noia.
probabilmente questo fenomeno va arginato e combattutoee va reso temporaneo anche in piccoli frammenti di tempo ma non potra' mai essere sconfitto perennemente.voi che ne pensate?chideo scusa se vi ho annoiato.
sabato 1 aprile 2017
IL GIOCO COME METAFORA DEL CARATTERE
Cari folli lettori
di www.ideeviaggianti.blogspot.it
inizio questo post sottoponendovi una domanda:volete davvero
conoscere chi vi circonda?
Einsten diceva che
per conoscere una persona non bisogna attenersi a cio' che dice ma a
cio' che fa e al modo con cui tratta un suo sottoposto.
Inutile dire che
sono d'accordo e altrettanto inutile dire che io non sono al livello
di enstein.tuttavia secondo me per capire veramente una persona
bisogna osservare il suo comportamento durante il gioco.
Secondo questa mia
tesi cio' avviene perche' quando giochiamo torniamo bambini per un
attimo e i nostri limiti,il nostro inconscio,le nostre capacita' e i
nostri schemi mentali vengono alla luce.
Certo le variabili
sono tante e si mescolano tra loro e , poi chiaramente dipende dai
compagni e dagli avversari,un po' come nella vita quando di fronte ad
una situazione simile se ci troviamo al cospetto di una persona
agiamo in un modo,se ci troviamo verso un altro tipo di persona
agiamo in un altro.
Potrei fare mille
esempi con mille giochi diversi;vada per tutte il calcio che e' il
gioco che meglio conosco in termini di regole e di osservazione
attiva e passiva.
C'e' chi ad esempio
se lo sfiori sembra che lo abbiano sparato e , chi al contrario
va avanti come un treno anche se lo sparano per davvero.c'e' chi
imbroglia su qualsiasi cosa;c'e' chi corre e fa il lavoro sporco e
chi aspetta solo di concretizzare e prende tutti i meritie ancora
c'e' chi vuole che gli altri facciano cio' che lui pensi,c'e' chi
addossa la colpa ai compagni,chi a se' stesso,c'e' chi pensa che gli
avversari sono troppo forti e chi pur pensandolo si impegna
maggiormente.gli esempi sono tanti ma davveropenso che quando si
gioca si ci tolga di dosso le gabbie che la societa' ci mette ed esce
fuori il vero io di una persona anche se probabilmente molti diranno
che e' l'inverso e cioe' che quando si gioca si va in trance e che
una volta finito si comincia a ragionare.voi che ne pensate?
martedì 28 febbraio 2017
IL VALORE DELL' UMILTA'
Cari folli lettori di ideeviaggianti.blogspot.com con questo post vorrei sottoporre alla vostra
attenzione alcune mie riflessioni in merito alla parola umiltà e , di conseguenza, al suo significato.
La parola umiltà deriva dal latino humilis che giustappunto significa umile ma, qualora effettuassimo
una ricerca da un punto di vista linguistico,ci potremmo rendere conto che la parola umiltà
letteralmente significa:" basso" ,o "dalla terra".
L' umiltà è considerata un valore positivo e,per spiegarne il significato in maniera più ampia,viene
descritta e associata all'etica e alla religione.
Il significato della parola umiltà,dunque, è universalmente riconosciuto come colui che essendo privo
di superbia non si ritiene superiore agli altri.
Ma siamo davvero convinti che sia così?.o meglio ,possiamo affermare con assoluta certezza che non
esistano gerarchie nei rapporti tra gli individui?io non ne sono tanto convinto.
Certo al di la' della retorica e dell'immensa letteratura che si puo' estrapolare sull' umiltà dove tutti o
quasi affermano o credono di essere umili io sono convinto che, così come, secondo il mio
pensiero,ciascun individuo non sia migliore o peggiore rispetto ad un altro ma semplicemente
unico,irripetibile e, uguale ma diverso allo stesso tempo dalle altre persone,allo stesso modo sono
convinto che esistano rapporti gerarchici e rapporti di "forza".
A questo punto qualcuno si starà chiedendo in che maniera e in quale misura ci possa essere una
correlazione tra rapporti gerarchici, rapporti di "forza" e umiltà.
A mio avviso per come è strutturata la sociètà odierna lo status quo,il tipo di mansione che si svolge
all'interno della società nonche' il prestigio,la ricchezza e il potere, determinano rapporti gerarchici e
rapporti di "forza".in tal senso,riconducendoci al significato universale secondo il quale una persona
umile non si ritiene in alcun modo superiore alle altre persone, forse sono piu' chiare le domande che
sto per porvi:puo' esistere l'umilta' in una societa' strutturata gerarchicamente?e ,soprattutto,che cos'e'
davvero l'umiltà e chi sono gli umili? Premesso che nella società odierna,a torto o a ragione bisogna
accettare i rapporti gerarchici o i rapporti di "forza" in ambito strettamente lavorativo sebbene spesso
,se non sempre,si commette l'errore di mantenere le stesse gerarchie in un contesto informale come
ad esempio gli affetti,l'amicizia,le conoscenze,io credo , anche se la casistica possa essere infinita
,di aver individuato alcuni punti chiave su euqivoci di fondo in merito al significato di umiltà.
Innanzitutto a mio avviso chi mostra umiltà nei confronti di chi detiene maggiore prestigio ed è
arrogante con chipossiede minor potere è,per dirlo volgarmente,un leccaculo.Un altro equivoco è
credere una persona umile una persona remissiva ed insicura nel senso che chi si mostra troppo
"sottomesso""non è umile ma debole.
Fatte queste lunghissime, ma a mio avviso doverose premesse ,torno a pormi e a porvi una
domanda:oggi l'umiltà e' un valore positivo o un lusso che pochi possono permettersi?Sebbene pensi
che l'umiltà sia un valore positivo tra le due ipotesi la seconda si confà magggiormente al mio
concetto di umiltà e spiego il perchè:se, così come ho scritto,esistono rapporti gerarchici e ,
metaforicamnte parlando,la società e' una giungla dove il più debole è costretto a soccombere ritengo
che sia facile mostrarsi umili quando ad un certo punto della vita si ci è autorealizzati fermorestando
che anche in questo caso l'umiltà va apprezzata.Nel caso opposto cioè quando non si detiene un
gran prestigio troppa umiltà potrebbe essere addirittura deleteria (chiaramente per sè stessi).
Concludendo a mio avviso l'umiltà è un valore positivo che si esplica sempre e con tutti.Se cosi' non
fosse semplicemente non si può essere considerati umili.
attenzione alcune mie riflessioni in merito alla parola umiltà e , di conseguenza, al suo significato.
La parola umiltà deriva dal latino humilis che giustappunto significa umile ma, qualora effettuassimo
una ricerca da un punto di vista linguistico,ci potremmo rendere conto che la parola umiltà
letteralmente significa:" basso" ,o "dalla terra".
L' umiltà è considerata un valore positivo e,per spiegarne il significato in maniera più ampia,viene
descritta e associata all'etica e alla religione.
Il significato della parola umiltà,dunque, è universalmente riconosciuto come colui che essendo privo
di superbia non si ritiene superiore agli altri.
Ma siamo davvero convinti che sia così?.o meglio ,possiamo affermare con assoluta certezza che non
esistano gerarchie nei rapporti tra gli individui?io non ne sono tanto convinto.
Certo al di la' della retorica e dell'immensa letteratura che si puo' estrapolare sull' umiltà dove tutti o
quasi affermano o credono di essere umili io sono convinto che, così come, secondo il mio
pensiero,ciascun individuo non sia migliore o peggiore rispetto ad un altro ma semplicemente
unico,irripetibile e, uguale ma diverso allo stesso tempo dalle altre persone,allo stesso modo sono
convinto che esistano rapporti gerarchici e rapporti di "forza".
A questo punto qualcuno si starà chiedendo in che maniera e in quale misura ci possa essere una
correlazione tra rapporti gerarchici, rapporti di "forza" e umiltà.
A mio avviso per come è strutturata la sociètà odierna lo status quo,il tipo di mansione che si svolge
all'interno della società nonche' il prestigio,la ricchezza e il potere, determinano rapporti gerarchici e
rapporti di "forza".in tal senso,riconducendoci al significato universale secondo il quale una persona
umile non si ritiene in alcun modo superiore alle altre persone, forse sono piu' chiare le domande che
sto per porvi:puo' esistere l'umilta' in una societa' strutturata gerarchicamente?e ,soprattutto,che cos'e'
davvero l'umiltà e chi sono gli umili? Premesso che nella società odierna,a torto o a ragione bisogna
accettare i rapporti gerarchici o i rapporti di "forza" in ambito strettamente lavorativo sebbene spesso
,se non sempre,si commette l'errore di mantenere le stesse gerarchie in un contesto informale come
ad esempio gli affetti,l'amicizia,le conoscenze,io credo , anche se la casistica possa essere infinita
,di aver individuato alcuni punti chiave su euqivoci di fondo in merito al significato di umiltà.
Innanzitutto a mio avviso chi mostra umiltà nei confronti di chi detiene maggiore prestigio ed è
arrogante con chipossiede minor potere è,per dirlo volgarmente,un leccaculo.Un altro equivoco è
credere una persona umile una persona remissiva ed insicura nel senso che chi si mostra troppo
"sottomesso""non è umile ma debole.
Fatte queste lunghissime, ma a mio avviso doverose premesse ,torno a pormi e a porvi una
domanda:oggi l'umiltà e' un valore positivo o un lusso che pochi possono permettersi?Sebbene pensi
che l'umiltà sia un valore positivo tra le due ipotesi la seconda si confà magggiormente al mio
concetto di umiltà e spiego il perchè:se, così come ho scritto,esistono rapporti gerarchici e ,
metaforicamnte parlando,la società e' una giungla dove il più debole è costretto a soccombere ritengo
che sia facile mostrarsi umili quando ad un certo punto della vita si ci è autorealizzati fermorestando
che anche in questo caso l'umiltà va apprezzata.Nel caso opposto cioè quando non si detiene un
gran prestigio troppa umiltà potrebbe essere addirittura deleteria (chiaramente per sè stessi).
Concludendo a mio avviso l'umiltà è un valore positivo che si esplica sempre e con tutti.Se cosi' non
fosse semplicemente non si può essere considerati umili.
martedì 31 gennaio 2017
CONOSCERE IL NOSTRO LATO OSCURO PER IMPARARE A GESTIRLO
Suonerà strano ma a
mio avviso la vita è un continuo susseguirsi di malattie e di
guarigione sebbene le ombre,gli strascichi del passato, siano sempre
li' pronti a riapparire, ragion per cui una guarigione non puo' mai
considerarsi definitiva.tutti conoscono il sacrosanto aforisma:mens
sana in corpore sano.allo stesso modo tutti sanno che corpo e psiche
sono collegati ragion per cui lo stress e le fatiche quotidiane
colpiscono a volte il corpo ,altre la psiche,altre ancora la psiche
danneggiando il corpo.probabilmente tutti sanno anche che per
ritrovarsi bisogna perdersi e che per conoscersi sino in fondo
bisogna conoscere,quindi,anche il nostro lato oscuro.sara' mia
convinzione ma le sofferenze a volte ci danno l'opportunità di
lavorare sul nostro lato oscuro,di imparare a conoscerlo e conoscerci
e di imparare a gestirlo.spesso,in questo senso,si ascoltano in tv
casi di cronaca nera dove succedono atroci delitti.non sono uno
psicologo ne' uno psichiatra ma credo che quando una persona non
conosca il suo lato oscuro magari perche' vive o ha vissuto in uno
stato di galleggiamento tra serenita' e sofferenza(con quest'ultima
prevalente)e il suo mondo,le sue certezze crollano(prima o poi capita
a tutti) allora si trova spiazzato e puo' commettere sciocchezze.
Quando le nostre certezze si dissolvono tutti rimaniamo spiazzati ma
se riusciamo a riprenderci forse vorra' dire che stiamo crescendo,in
tutti i sensi possibili. Spazzare via completamente la sofferenza
del passato ,come dicevo prima, e' molto difficile ma guai a
galleggiare.e' proprio quella la situazione tipo che ci porta al
declino.come mio solito uso due parole per descrivere il senso della
vita in queste situazioni:reazione e pazienza.reazione perche' quando
si cade biosgna rialzarsi e pazienza perche' quando si cade c'e'
bisogno di tempo per avere la forza di rialzarsi dato che spesso
molte persone tentano una reazione ma senza efficacia.e' risaputo che
le persone intelligenti sono quelle che soffrono di piu' ma sono
anche quelle che, costi quel costi ,devono capire perche' una cosa va
verso una direzione e non verso un'altra e foirse se siamo cosi'
evoluti al giorno d'oggi e' grazie a chi si pone degli
interrogativi,cerca di risolvere i problemi ma irrimediabilmente
soffre piu' degli altri che sono ,per cosi' dire,spensierati.
venerdì 20 gennaio 2017
INVOLUZIONE TECNOLOGICA E SALUTE
Molto probabilmente
con questo post voglio pormi delle domande e non fornire delle
soluzioni:una sorta di riflessione questo caso ragionata e messa per
iscritto piuttosto che ad alta voce.
Ho sempre pensato
che la tecnologia sia stata,e' e sempre sara' un utile accrescimento
ai bisogni dell'uomo e che,salvo conoscenze e\ o invenzioni che
potrebbero danneggiare l'umanita'(penso alle armi di ditruzioni di
massa e alle armi biologiche),l'innovazione tecnologica e'
strettamente connessa all'uso che se ne fa di essa.e' chiaro,e'
ovvio,e' banale.eppure con l'avvento di internet,dei social stiamo
perdendo di vista quali sono i bisogni primari dell'uomo,o forse il
libero mercato non ha mai preso in considerazione tali bisogni a
favore del dio denaro.sorge dunque spontanmea la domanda:e' il
mercato che influenza le masse o le masse che influenzano il
mercato?anche qui pecco di ingenuita' e banalita' dato che apparre
ancora una volta ovvio che e' la risposta trova conferme nella prima
domanda,quasi a suggellare l'idiozia umana di comportarsi come
pecore.per cio' che concerne la tecnologia che da sempre ma in
particolare negli ultimi anni e' diventata il motore del
mercato(basta pensare agli smartphone) il paradima dovrebbe
essere:tecnologia al servizio dell'uomo e non invece come accade
tecnologia che si sostituisce all'uomo.penso ad esempio a internet e
ai social e alle app nuovamente:le possibilita' che ci danno questi
stumenti sono la condivisione e la propagazione di informazioni in
maniera piu' veloce, piu' capillaree la possibilita' di comunicare
sia ad un vasto pubblico a volte anche molto distante da noi in
temini geografici, anche se non siamo persone note.sembrerebbe un
ottima cosa ma come in realta' vengono utilizzati questi strumenti?la
rispsosta e' sotto gli occhi di tutti e non c'e' bisogno di
esplicarla.il fatto strano e' che tutti se ne lamentino ma tutti lo
facciano.strumenti che dovrebbero migliorare la comunicazione sono
diventati appanaggio della comunicazione face to face;cosi' quando si
esce gli sguardi e la mente si posano sugli smartphone e non c'e'
piu' comunicazione face to face.e cosi' in tutto.cioe' in altre
parole si pensa sempre ad un utilizzo della tecnologia che
sostituisca l'”umano”.di questo passo creeremo un mondo di robot
e non credo che cio' sia fantascienza.c'e' un altro aspetto che
vorrei sottolineare anzi due:a mio avviso staimo attraversando un era
di involuzione tecnologica dato che non e' stato ancora prodotto
qualcosa che sia utile al benessere collettivo,qualcosa di visionario
per intenderci,e che sembra che tutte le grandi scoperte attualòi
passino per la rete informatica e per le app ma forse sono solo io
che sono ignorante.
Detto questo e' da
qui che partono le mie domande:come possono le nuove tecnologie come
smartphone social,pc e intenet sostituire i bisogni primari
dell'uomo?io credo che l'uomo ricerci la salute e la felicita',dunque
perche' non concentrare gli sforzi su cio'?certo verrebbe da chidersi
,come?pur non avendo ne' titoli ne' requisiti per dirlo io credo che
la medicina occidentale sia,sempre in nome del dio denaro,un “mettere
una toppa”ad un vestito rotto e credo allo stesso modo che ci
dovrebbe una sinergia maggiore tra gli specialisti di varia natura
partendo dall'alimentazione.tutti dovrebbero un alimentazione
equilibrata(sembra strano che a dirlo sia proprio io) in base alle
proprie caratteristiche fisiche e biologiche(recentemente si e'
scoperto che in un ambiente alcalino non possono sorgere cancro e
tumori).piu' spazio anche allo sport:la scuola e la cultura sono
fondamentali ma gli antichi ci insegnano e non e' solo un luogo
comune,uno slogan o altro che:mens sana in corpore sano.dunque
perche' non utilizzare la tecnologia per permettere attraverso la
medicina uno stato di salute maggiore e attraverso lo sport che
riveste anche un importante ruolo come la socializzazione oltre che
il benessere psico fisico dell'individuo?e' facile rispondere che
ancora una volta il dio denaro consente,o non
consente.fosse per me lo sport dovrebbe essere libero e non a
pagamento e praticato nelle scuole e la medicina occidentale dovrebbe
radicalmentre cambiare i suoi paradigmi(prevenire e' meglio che
curare come dice una nota pubblicita' fermorestando che gli
ossessionati e glki ansiosi dovrebbero darsi una calmata nel farsi
prescrivere ricette e visite di controllo)-per me tutto cio'
dovrebbe addirittura fare parte della nostra costituzione che
ricordiamocelo e' ancora la piu' bella del mondo.voi che ne
pensate,cari folli lettori di ideeviaggianti?
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