Esistono due tipi di sforzi:quello psicologico e\ o interiore e lo sforzo "tecnico".
In quest'ultimo è quindi necessario lo sforzo stesso per raggiungere un risultato(ad esempio un'ingegnere che deve risolvere un problema)
.E' chiaro che bisogna analizzare il problema da un punto di vista psicologico e non "tecnico".
Non ci si può sforzare di essere felici;non servirebbe a nulla anzi sarebbe deleterio.
Per me la vita è un continuo sforzo,una continua sfida nel migliorare se' stessi.
L'esperienza ci serve per reagire in maniera differente di fronte ai nostri problemi.Ognuno di noi, io credo, che nell'arco della vita nasca con dei talenti e delle attitudini e che nel corso della vita e delle relative esperienze si crei dei demoni interiori.
Lo sforzo è quello di coltivare i talenti e "cacciare"o quantomeno convivere con i propri demoni interiori.
Una vita tranquilla e senza sforzo è una vita piatta e senza stimoli.Nelle culture orientali danno molto peso all'attivita' fisica,al controllo,all'equilibrio psico fisico.
La mente per me è come andare in palestra;per avere una mente fervida,aperta e per così dire per ingrandire il nostro potenziale c'è bisogno di sforzo.
Come per i muscoli ci sforziamo così per me è anche per la mente fino a che raggiungeremo un certo livello; uno standard minimo è garantito e sta a noi sforzarci nuovamente per superarlo ma di certo al di sotto di quello standard minimo difficilmente potremmo scendere.
C'è chi dice che quando cantiamo,scriviamo una poesia o dipingiamo la mente è completamente libera e c'è assenza di sforzo.
Io sono d'accordo a metà;è vero che quando facciamo queste operazioni abbiamo un 'ispirazione e non c'è sforzo ma bisogna considerare che lo sforzo,l'allenamento, avviene prima e dopo che facciamo queste operazioni.Un'artista che si apre ad una "creazione" avra' sicuramente studiato e si sarà sforzato.
Poi con l'ispirazione sarà riuscito a creare e, quindi, l'ispirazione anche per me non richiede sforzo ma, ripeto,lo sforzo avviene prima e dopo e non nel mentre.
C'è anche chi dice che una persona per essere tranquilla e felice deve essere creativa;anche qui sono d'accordo in parte.E' vero che la creatività ci rende liberi,ci gratifica,ci rende felici ma io pur non essendo un creativo credo che quantomeno la maggior parte dei creativi abbia coltivato e canalizzato la propria creatività perchè la vita ha riservato loro grande sofferenza.
Dunque ricapitolando è vero che la creatività ci rende felici ma per arrivare ad essere davvero creativi bisogna passare per la sofferenza e" canalizzare" la propria energia.Ovviamente cio' si fa con sforzo.
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giovedì 25 dicembre 2014
sabato 13 dicembre 2014
NON RICERCATE LA FELICITA'
Ciascuno di noi cerca qualcosa:chi la felicità,chi la verità,chi Dio etc.
Il primo passo da fare è conoscere sé stessi e studiarsi e questo studio è un fiume d'infinito.
E' vero che bisogna studiarsi e conoscersi e che questa pratica va fatta anche nell'azione cioè nella relazione.
Tuttavia quando si parla di felicita' e di ricerca della felicità io individuo due stadi.il primo stadio è quello della felicità momentanea che io definirei gioia.
Il secondo stadio è quello che passa per la serenità.
Un animo inquieto e non sereno non può essere felice.
La felicità quindi, a mio avviso, passa per la serenita' benche' le due cose siano due mondi paralleli.
La felicità non è permanente ma un'atteggiamento positivo,ottimista , ma che non deve essere una pratica autoimposta.
Quante volte siamo preoccupati da qualcosa e non godiamo appieno della felicità,della gioia presente?
Magari ci succede qualcosa di bello e non ce ne accorgiamo neanche perchè presi dai nostri problemi o, al limite ,potremmo creare un'occasione di gioia ma non lo facciamo perché in quel momento siamo inquieti.
La serenità al contrario della felicità è uno stato più duraturo,
La felicità arriva e se ne va.
Conoscere sé stessi è importantissimo per evolversi e per essere sereni ma se per essere sereni bisogna conoscersi,per essere felici non bisogna, a mio avviso, analizzare e analizzarsi più di tanto.
La felicità che sia un'attimo o che duri tutta la vita con intervalli ,visto che non credo ad una felicità perenne e permanente,va vissuta senza riflettere.
Nel momento stesso in cui riflettiamo su qualcosa che ci ha reso gioiosi e felici potremmo porci domande del tipo:sono stato felice però se fosse andata diversamente .magari sarebbe stato meglio,......avrei potuto accorgermene prima,etc.La felicita' va e viene e quando arriva bisogna solo godersela dimenticando il fattore tempo e i se e i ma.Ciò che invece va coltivata è la serenita'anche con un'attenta analisi e conoscenza di se stessi.
La felicità a mio avviso ,non va cercata;la serenità si.
La serenità è un'atteggiamento mentale che ci fa guardare sempre il lato positivo delle cose ma soprattutto ci fa stare in pace con noi stessi e la nostra coscienza.
La felicità invece sono esplosioni improvvise di gioia e il fatto stesso di cercarla anche se può sembrare un paradosso può solo essere distruttivo.
Il primo passo da fare è conoscere sé stessi e studiarsi e questo studio è un fiume d'infinito.
E' vero che bisogna studiarsi e conoscersi e che questa pratica va fatta anche nell'azione cioè nella relazione.
Tuttavia quando si parla di felicita' e di ricerca della felicità io individuo due stadi.il primo stadio è quello della felicità momentanea che io definirei gioia.
Il secondo stadio è quello che passa per la serenità.
Un animo inquieto e non sereno non può essere felice.
La felicità quindi, a mio avviso, passa per la serenita' benche' le due cose siano due mondi paralleli.
La felicità non è permanente ma un'atteggiamento positivo,ottimista , ma che non deve essere una pratica autoimposta.
Quante volte siamo preoccupati da qualcosa e non godiamo appieno della felicità,della gioia presente?
Magari ci succede qualcosa di bello e non ce ne accorgiamo neanche perchè presi dai nostri problemi o, al limite ,potremmo creare un'occasione di gioia ma non lo facciamo perché in quel momento siamo inquieti.
La serenità al contrario della felicità è uno stato più duraturo,
La felicità arriva e se ne va.
Conoscere sé stessi è importantissimo per evolversi e per essere sereni ma se per essere sereni bisogna conoscersi,per essere felici non bisogna, a mio avviso, analizzare e analizzarsi più di tanto.
La felicità che sia un'attimo o che duri tutta la vita con intervalli ,visto che non credo ad una felicità perenne e permanente,va vissuta senza riflettere.
Nel momento stesso in cui riflettiamo su qualcosa che ci ha reso gioiosi e felici potremmo porci domande del tipo:sono stato felice però se fosse andata diversamente .magari sarebbe stato meglio,......avrei potuto accorgermene prima,etc.La felicita' va e viene e quando arriva bisogna solo godersela dimenticando il fattore tempo e i se e i ma.Ciò che invece va coltivata è la serenita'anche con un'attenta analisi e conoscenza di se stessi.
La felicità a mio avviso ,non va cercata;la serenità si.
La serenità è un'atteggiamento mentale che ci fa guardare sempre il lato positivo delle cose ma soprattutto ci fa stare in pace con noi stessi e la nostra coscienza.
La felicità invece sono esplosioni improvvise di gioia e il fatto stesso di cercarla anche se può sembrare un paradosso può solo essere distruttivo.
mercoledì 10 dicembre 2014
IL PER-DONO COME LIBERAZIONE
C'e' chi dice che il perdono e' una benedizione:se scomponiamo la parola otterremmo per-dono.Io sono devoto a dio e credo in tutti i suoi messaggeri, in particolare in gesu' cristo che ci fa vedere dio come uno e trino.anche noi siamo unici e siamo composti da tre epicentri:la parte spirituale,la parte razionale e la parte emotiva(anima, mente e cuore).il corpo in cui abitiamo e'poi, sempre secondo me, la semplice forma che dio ci ha dato e che reagisce a seconda di come reagiscono i tre epicentri. Essendo unici ognuno di noi puo' avere delle reazioni personali in base al maggior sviluppo di uno dei tre epicentri o una reazione particolare in base a chi ci sta di fronte e alle circostanze.
Esistono tre tipi di per dono:il per dono dell'anima di cui l'unico giudice e' dio.il perdono dei giudizi,pregiudizi,preconcetti errori e offese dettate dalla mente e il perdono emotivo.il perdono della mente e' meno influente del perdono del cuore e scaccia la zavorra che si e' creata nella nostra mente a causa dei suddetti giudizi altrui .Chi perdona con la mente si libera della zavorra ma in un certo senso non si prova nessun sentimento emotivo nei confronti di quella persona.Il perdono del cuore e' piu'intenso, piu' difficile ma quando si perdona con il cuore questo tipo di perdono e' autentico e si continuano a provare emozioni.Gia' e' propio questo il punto:noi uomini viviamo anche di emozioni.e' giustissimo scacciare da noi quelle emozioni negative ma quelle positive devono poter essere accolte quanto piu' intensamente e' possibile.E' chiaro che l'uno(parlo di perdono mentale e emotivo)non esclude l'altro sebbene possano essere distinti e separati.
Esistono tre tipi di per dono:il per dono dell'anima di cui l'unico giudice e' dio.il perdono dei giudizi,pregiudizi,preconcetti errori e offese dettate dalla mente e il perdono emotivo.il perdono della mente e' meno influente del perdono del cuore e scaccia la zavorra che si e' creata nella nostra mente a causa dei suddetti giudizi altrui .Chi perdona con la mente si libera della zavorra ma in un certo senso non si prova nessun sentimento emotivo nei confronti di quella persona.Il perdono del cuore e' piu'intenso, piu' difficile ma quando si perdona con il cuore questo tipo di perdono e' autentico e si continuano a provare emozioni.Gia' e' propio questo il punto:noi uomini viviamo anche di emozioni.e' giustissimo scacciare da noi quelle emozioni negative ma quelle positive devono poter essere accolte quanto piu' intensamente e' possibile.E' chiaro che l'uno(parlo di perdono mentale e emotivo)non esclude l'altro sebbene possano essere distinti e separati.
martedì 9 dicembre 2014
IL SE' E L'ALTRO
Le domande che attanagliano l'umanità sono innumerevoli a partire da chi ha creato l'universo fino alle ultime scoperte scientifiche ma i problemi dell'umanità sono soltanto due: la relazione con sè stessi e i suoi conflitti e la relazione o meglio l'interazione con gli altri e i suoi conflitti.
Una mente per essere libera oltre a non avere pregiudizi, condizionamenti e preconcetti dovrebbe agire secondo la propria coscienza in relazione al concetto di tempo,in particolare del tempo presente e dovrebbe osservare senza accusarsi nè giustificarsi né rimuginare quelle che sono le proprie azioni.
Per quanto riguarda l'interazione con gli altri il problema è molto complesso e abbraccia a mio avviso diversi campi:dal socio economico e politico allo spirituale e religioso.
Riflettiamo in tal senso sulla storia dell'umanità.
Nella preistoria le persone erano suddivise in cacciatori e pescatori e altre suddivisioni.Fin d'allora l'uomo si è dato delle regole per una pacifica e proficua convivenza.
In ogni epoca leader di ogni campo hanno aggiunto nuove discipline,nuovi concetti,nuove regole per migliorare la convivenza.
Se pensiamo infatti che agli albori della civiltà non c'era possibilità di scalata sociale allora capiremo che l'introduzione della moneta non è un fatto storicamente e sulla carta così deleterio per l'uomo.
Eppure anche il tempo che definirei tempo storico non è lineare ma circolare.
Cito Rousseau che non concepiva la proprietà privata passando per il comunismo di Marx che ha fallito perché non riconosceva ai più meritevoli e a chi si impegnava di più maggiori vantaggi ma soprattutto perché è diventato una dittatura di pochi e come ben sapete la dittatura non ha niente a che vedere con il concetto di libertà . anche in Gesù Cristo, che ,a mio avviso, è stato il più grande rivoluzionario di tutti i tempi ,introducendo in particolare il concetto di amare il prossimo come se fossimo tutti fratelli, vedo qualcosa che non va.
Pensiamo a Caino ed Abele e quanti litigi per eredità ,per divorzi o per chi sà cos' altro avvengono con le persone che dividono uno stesso legame di sangue.
Ogni famiglia probabilmente non è esente da questo problema.
Eppure i problemi rimangono due:la relzione con sé e con gli altri e i rispettivi conflitti.
Quando raggiungeremo un livello di conoscenza tale da amalgamare sociologia, filosofia, teologia psicologia etc in un sistema che insegni a cooperare con il prossimo per raggiungere maggiori benefici individuali e collettivi allora saremo ad una svolta epocale.
Premiare il merito e l'impegno è ' giusto oltre che equo ma non è ammissibile che oggi giorno ci sia una sperequazione tale da far verificare una situazione in cui una persona viva nell'esagerata abbondanza e un'altra nella totale miseria.
Una mente per essere libera oltre a non avere pregiudizi, condizionamenti e preconcetti dovrebbe agire secondo la propria coscienza in relazione al concetto di tempo,in particolare del tempo presente e dovrebbe osservare senza accusarsi nè giustificarsi né rimuginare quelle che sono le proprie azioni.
Per quanto riguarda l'interazione con gli altri il problema è molto complesso e abbraccia a mio avviso diversi campi:dal socio economico e politico allo spirituale e religioso.
Riflettiamo in tal senso sulla storia dell'umanità.
Nella preistoria le persone erano suddivise in cacciatori e pescatori e altre suddivisioni.Fin d'allora l'uomo si è dato delle regole per una pacifica e proficua convivenza.
In ogni epoca leader di ogni campo hanno aggiunto nuove discipline,nuovi concetti,nuove regole per migliorare la convivenza.
Se pensiamo infatti che agli albori della civiltà non c'era possibilità di scalata sociale allora capiremo che l'introduzione della moneta non è un fatto storicamente e sulla carta così deleterio per l'uomo.
Eppure anche il tempo che definirei tempo storico non è lineare ma circolare.
Cito Rousseau che non concepiva la proprietà privata passando per il comunismo di Marx che ha fallito perché non riconosceva ai più meritevoli e a chi si impegnava di più maggiori vantaggi ma soprattutto perché è diventato una dittatura di pochi e come ben sapete la dittatura non ha niente a che vedere con il concetto di libertà . anche in Gesù Cristo, che ,a mio avviso, è stato il più grande rivoluzionario di tutti i tempi ,introducendo in particolare il concetto di amare il prossimo come se fossimo tutti fratelli, vedo qualcosa che non va.
Pensiamo a Caino ed Abele e quanti litigi per eredità ,per divorzi o per chi sà cos' altro avvengono con le persone che dividono uno stesso legame di sangue.
Ogni famiglia probabilmente non è esente da questo problema.
Eppure i problemi rimangono due:la relzione con sé e con gli altri e i rispettivi conflitti.
Quando raggiungeremo un livello di conoscenza tale da amalgamare sociologia, filosofia, teologia psicologia etc in un sistema che insegni a cooperare con il prossimo per raggiungere maggiori benefici individuali e collettivi allora saremo ad una svolta epocale.
Premiare il merito e l'impegno è ' giusto oltre che equo ma non è ammissibile che oggi giorno ci sia una sperequazione tale da far verificare una situazione in cui una persona viva nell'esagerata abbondanza e un'altra nella totale miseria.
SIAMO TUTTI UNICI E ALLO STESSO TEMPO SIMILI
Come osserviamo noi stessi e il mondo?
Il mondo è frammentato e frammentario e sia nei singoli che nei gruppi è racchiusa una infinitesima parte di verità.
La frammentazione tuttavia genera conflitto. Noi percepiamo la nostra realtà attraverso la conoscenza che è il passato e la mente funziona come un registratore che proietta immagini.
La frammentazione,è vero, genera conflitto e i piu' grandi conflitti sono quelli interiori legati al concetto di tempo.
Essendo esseri in divenire in un tempo non lineare nell'evoluzione potremmo guardare al passato quando determinate cose ci riuscivano meglio e piu' facilmente o potremmo in particolare e soprattutto essere in conflitto con noi stessi su cio' che pensiamo e vorremo essere e cio' che siamo.
L'evoluzione per quanto non sia lineare e continuativa è strettamente interconnessa con il concetto del tempo.Una mente che vuole evitare il conflitto interiore deve necessariamente guardare il presente con un'occhio che ogni tanto sbircia al passato che è conoscenza ed esperienza ed un'occhio che sbircia al futuro per costruire e ricostruire la nostra identità,la nostra personalità.
Chi guarda il presente è senza dubbio più sereno perchè non è intrappolato nè nei ricordi né nell'attesa.
E' giusto però come dicevo ,quantomeno, tentare di migliorarsi partendo dall'esperienza e dalla conoscenza del passato e costruire il presente per raggiungere l'ideale di persona che vogliamo essere fermorestando che essendo il tempo non lineare nell'evoluzione questo meccanismo ci accompagnerà fino alla morte.
E' vero che per guardare noi stessi,nel profondo non bisogna avere preconcetti e pregiudizi di nessun tipo.Quando raggiungeremo questo stato saremo uomini liberi e forse accetteremo le diversità che costellano il nostro mondo e il mondo circostante perché in fondo riassumendo noi siamo tutti interconessi:siamo tutti unici e al tempo stesso simili.
Ciò che cambia sono le circostanze,l'imprinting che la società ci dà e le nostre reazioni ad un evento oltre che una serie di pregiudizi,preconcetti , convinzioni personali e le nostre attitudini e i nostri talenti.
Il mondo è frammentato e frammentario e sia nei singoli che nei gruppi è racchiusa una infinitesima parte di verità.
La frammentazione tuttavia genera conflitto. Noi percepiamo la nostra realtà attraverso la conoscenza che è il passato e la mente funziona come un registratore che proietta immagini.
La frammentazione,è vero, genera conflitto e i piu' grandi conflitti sono quelli interiori legati al concetto di tempo.
Essendo esseri in divenire in un tempo non lineare nell'evoluzione potremmo guardare al passato quando determinate cose ci riuscivano meglio e piu' facilmente o potremmo in particolare e soprattutto essere in conflitto con noi stessi su cio' che pensiamo e vorremo essere e cio' che siamo.
L'evoluzione per quanto non sia lineare e continuativa è strettamente interconnessa con il concetto del tempo.Una mente che vuole evitare il conflitto interiore deve necessariamente guardare il presente con un'occhio che ogni tanto sbircia al passato che è conoscenza ed esperienza ed un'occhio che sbircia al futuro per costruire e ricostruire la nostra identità,la nostra personalità.
Chi guarda il presente è senza dubbio più sereno perchè non è intrappolato nè nei ricordi né nell'attesa.
E' giusto però come dicevo ,quantomeno, tentare di migliorarsi partendo dall'esperienza e dalla conoscenza del passato e costruire il presente per raggiungere l'ideale di persona che vogliamo essere fermorestando che essendo il tempo non lineare nell'evoluzione questo meccanismo ci accompagnerà fino alla morte.
E' vero che per guardare noi stessi,nel profondo non bisogna avere preconcetti e pregiudizi di nessun tipo.Quando raggiungeremo questo stato saremo uomini liberi e forse accetteremo le diversità che costellano il nostro mondo e il mondo circostante perché in fondo riassumendo noi siamo tutti interconessi:siamo tutti unici e al tempo stesso simili.
Ciò che cambia sono le circostanze,l'imprinting che la società ci dà e le nostre reazioni ad un evento oltre che una serie di pregiudizi,preconcetti , convinzioni personali e le nostre attitudini e i nostri talenti.
lunedì 8 dicembre 2014
INTUIZIONI TEMPORANEE
La meditazione è fondamentale per ricercare la verità e per
avere una vita più armoniosa e non esistono
sistemi o metodi perchè questi sono i metodi di qualcun'altro che non siamo noi
e ,quindi per ricercare la verità dobbiamo indagare su noi stessi e non su ciò che
gli altri dicono di noi.
Farlo sarebbe un'operazione meccanica,di routine che non ci
porterà certo all'illuminazione.E' ovvio pertanto che non valga per tutti.L'illuminazione
secondo me credo si ottiene indagando e osservando, senza
condannare e senza gisutificare( e senza rimuginare),la propria coscienza.
A tal proposito ho sentito da studiosi che la mente ha
bisogno di ordine e riesce a trovarlo durante il sonno sognando ma, se interroghiamo la mente e la osserviamo
durante la veglia la nostra mente non sogna ed è più fresca visto che sognare
richiede un dispendio di energia.
In tal senso mi sento di aggiungere a parer mio che come
tutti sappiamo ognuno ha le sue debolezze e che durante questo viaggio chiamato
vita magari le supereremo ma se ne ripresenteranno sempre di nuove;del resto
penso che concorderete con me che non esiste la perfezione.le nostre debolezze
ci inducono a giustificarci o a
condannarci ma non ad osservarci.Io credo però che chi si osserva può
,quindi,chiaramente, raggiungere l'illuminazione.
Il problema è che la vita non è statitica;è mutabile e
mutevole per cui chi ha la presunzione di essere perennemente illuminato
sbaglia .Aggiungo, quindi, che quando non si sogna (cosa che tutti dicono di
essere impossibile) forse abbiamo messo ordine nella nostra coscienza e nella
nostra vita ma ciò non è come dicevo prima perenne.
Capiteranno dei giorni in cui si sogna e altri in cui non lo
si fa. Probabilmente penso che chi raggiunge l'illuminazione e vuole condiverla
con altri avrà una vita con più sofferenze ma anche con più soddisfazioni;piùfelice
non saprei.
Chi indaga l'animo umano conosce bene la mente umana e i
suoi meccanismi e in qualunque campo potrebbe, se vuole, trarne vantaggio.I
casi più eclatanti sono gli artisti;chi descrive le sensazioni le emozioni e i
sentimenti umani probabilmente sono
persone che si sono
illuminate.Per farlo occorre indagare,osservare capire e avere la capacità di
saperlo trasmettere agli altri.
E' chiaro che chi ha raggiunto l'illuminazione però anche se
questa non è perenne vive su un gradino di consapevolezza piu' alto.
In fondo una persona illuminata,risvegliata o che dir si
voglia è una persona che ha messo in pratica delle sue intuizioni.Le intuizioni
,anche se sembra difficile comprenderlo, arrivano dopo un attenta analisi ma
arrivano pur sempre all'improvviso e , il focolare della potenza creativa che è
il motore dell'intuizione non è sempre e non potrebbe ,chiaramente ,essere
sempre acceso.
L 'AMORE AI TEMPI DEL CONFLITTO
Partendo dal concetto di conflitto io credo che chi non ha
mai conflitti non sia un'illuminato bensì una persona passiva che tiene tutto dentro ( quest'ultime sono le più
pericolose perchè prima o poi scoppiano e possono commettere delle sciocchezze
abnormi). Io non sono d'accordo con chi dice che se una persona ha dei
conflitti con un'altra non è innamorata di quest'ultima perchè i
conflitti,naturalmente benevoli e non violenti,sono così naturali quando due persone che sono uniche e
diverse tra loro si confrontano.
E' vero però che se ci sono dei conflitti con se stessi ciò si riversa automaticamente sull'altro.
In una parola per me l'amore è condivisione.Condividere la
cosa più preziosa che abbiamo:la vita.Questo è amore.non dominio,sesso o
possessione fermorestando che bisogna sapere e accettare che il sentimento
potrebbe affievolirsi o svanire del tutto
Il piacere e la paura
(in particolare quella di restare soli)sono due elementi che rendono l'amore oltre che
fasullo,meccanico.
Può il piacere sessuale sostituirsi all'amore?
Le religioni che negano la sessualità sono un'idiozia.
A tal proposito io ho una bizzarra teoria sul negazionismo
del sesso:sappiamo che nell'epoca dei romani addirittura si venerava il dio Dioniso
con orge e festini.Con l'avvento di gesu' che mette tutte le persone sullo
stesso piano( perché prima erano solo i patrizi
a "glorificare"Dioniso e non certo i plebei e gli schiavi) può darsi
che nel primo consiglio di NICEA si sia deciso di creare un tabù onde evitare
una moltitudine di orfani.E' bizzarro lo so' ma se ci riflettiamo la religione
è bizzarra.
Così come abbiamo paura della morte perché non sappiamo cosa
ci sia dopo, cosi' quando regaliamo la nostra vita ad una persona, visto che
solo in quel caso si può parlare d'amore, abbiamo paura di essere traditi e\ o
di cosa succederà dopo casomai l'amore finisse a causa di un terzo.
Ribadisco il mio concetto che i conflitti sono naturali tra
due persone diverse che condividono la vita e lo fanno con passione e penso di
poter dire che non possiamo amare ed essere amati da tutti cosi' come non
possiamo amare qualsiasi cosa.Dico questo perche' uscendo dai canoni
tradizionali del concetto di amore, che di solito se non sempre e' inteso come
amore per il partner, si può amare in vari modi.
Pensiamo all'amore per la famiglia,per i figli,per il lavoro
etc.E' proprio l'amore che ci dimostra che per noi non tutti e non tutto sono
uguali.
GLI OSTACOLI DELLA RIVOLUZIONE INTERIORE:EGOISMO E DENARO
Come si puo' operare una rivoluzione interiore e di conseguenza esteriore liberandoci dai condizionamenti che noi tutti abbiamo?
.Ci sono tre domande che io mi e vi pongo:posso davvero operare una rivoluzione interiore?e questa rivoluzione interiore puo' diventare esteriore?ma soprattutto puo' un solo uomo che ha subito una rivoluzione interiore cambiare il mondo o,quantomeno diverse coscienze, inducendo anche gli altri ad una rivoluzione interiore?
Io credo che sia molto difficile,ma credo di si'.Ci sarebbero svariati nomi da citare:gesu' cristo,maometto,ghandi,martin luther king etc.
I problemi di fondo sono due,o meglio sono tanti, ma fanno capo principalmente a due:l'egoismo e il denaro
.Si dice che comandare e' meglio che scopare.Anche in una relazione di coppia,pensateci,si vuole decidere anche per l'altro o fare a modo proprio,senza cedere,perche' ci hanno insegnato che chi cede e'un debole,quando in realta' chi cede lo fa o perche' non e' in grado di contrastare verbalmente l'altro o perche' nutre un sentimento talmente forte che preferisce mettere da parte se' stesso piuttosto che l'altro e,le due cose spesso viaggiano in simbiosi.
E' chiaro che qualcuno potrebbe pensare:bene, la soluzione e' essere altruisti.Non è così semplice come sembra.
Il perché deriva dal fatto che l'altruismo puo' e deve essere praticato con altre persone altruiste,che sono sempre in minoranza.Quando ci si trova al cospetto di un'egoista il suo scopo e' fare e coinvolgere gli altri nei propri affari dove per affari non s'intenda qualcosa di economico ma qualcosa di piu' generico.Fare i cazzi propri coinvolgendo gli altri forse rende maggiormente l'idea.
Un'altro problema è che spesso le persone non sono chiaramente o egoiste o altruiste;nei miei confronti una persona puo' comportarsi da egoista,nei confronti di un'altro da altruista.
Molto spesso questo meccanismo e' causato da una sorta di sudditanza psicologica:siamo affascinati dall'altro e ci comportiamo in maniera altruistica mentre con altre persone che ritieniamo meno,per intenderci,affascinanti preferiamo essere egoisti.Potrebbe anche succedere che ci sia una sudditanza psicologica perche' la persona ci puo' favorire in qualche modo o perche' riveste un titolo importante e anche qui ,quindi,entra in gioco il meccansimo del condizionamento.
Le persone si valutano,spesso anche dalle piccole cose,dai piccoli gesti,per ciò che sono e non nè per come le valutano gli altri,in positivo e\o in negativo,nè per il loro titolo.
Fin'ora abbiamo parlato di una convivenza one to one.Estendiamo il discorso ai gruppi di persone:proviamo,almeno ad immaginare.Io sono altruista con un'altro ma questi e' egoista verso qualcun'altro e così' via.
E' chiaro che lì nascono incomprensioni,conflitti,invidie e sottogruppi.
Il denaro poi dovrebbe essere uno strumento non il fine.Basta pensare a giuda che per trenta denari ha tradito gesu'(e se vogliamo tra vigliacchi e attaccati al denaro di giuda ce ne sono moltissimi) ed è disposta a tutto per avere più soldi e farebbe qualsiasi cosa non spinto dalla passione ma dal denaro offertogli.Sono d'accordo con chi dice che per mangiare c'e' bisogno di guadagnare denaro ma io noto che la brama di potere e la tirchieria a volte sono smisurate.
Se ci pensiamo,almeno secondo me,i conflitti nascono per egoismo,denaro e convinzioni per lo piu' religiose.Credo che su questo mondo bisogna anche adeguarsi alle persone e ai gruppi.
Raggiungere l'illuminazione è una sensazione fantastica ma non so' fino a che punto ne valga la pena.
Chi raggiunge l'illuminazione spesso se non sempre in virtu' della sua sensibilita' soffre di piu' e spesso se non sempre viene torturato e massacrato.L'umanita'ha bisogno di persone illuminate ma prima di addentrarci in un percorso cosi' ostico dobbiamo chiederci:sono pronto a rivoluzionare il mio mondo interiore e di conseguenza quello esteriore ben sapendo che soffrirò?
.Ci sono tre domande che io mi e vi pongo:posso davvero operare una rivoluzione interiore?e questa rivoluzione interiore puo' diventare esteriore?ma soprattutto puo' un solo uomo che ha subito una rivoluzione interiore cambiare il mondo o,quantomeno diverse coscienze, inducendo anche gli altri ad una rivoluzione interiore?
Io credo che sia molto difficile,ma credo di si'.Ci sarebbero svariati nomi da citare:gesu' cristo,maometto,ghandi,martin luther king etc.
I problemi di fondo sono due,o meglio sono tanti, ma fanno capo principalmente a due:l'egoismo e il denaro
.Si dice che comandare e' meglio che scopare.Anche in una relazione di coppia,pensateci,si vuole decidere anche per l'altro o fare a modo proprio,senza cedere,perche' ci hanno insegnato che chi cede e'un debole,quando in realta' chi cede lo fa o perche' non e' in grado di contrastare verbalmente l'altro o perche' nutre un sentimento talmente forte che preferisce mettere da parte se' stesso piuttosto che l'altro e,le due cose spesso viaggiano in simbiosi.
E' chiaro che qualcuno potrebbe pensare:bene, la soluzione e' essere altruisti.Non è così semplice come sembra.
Il perché deriva dal fatto che l'altruismo puo' e deve essere praticato con altre persone altruiste,che sono sempre in minoranza.Quando ci si trova al cospetto di un'egoista il suo scopo e' fare e coinvolgere gli altri nei propri affari dove per affari non s'intenda qualcosa di economico ma qualcosa di piu' generico.Fare i cazzi propri coinvolgendo gli altri forse rende maggiormente l'idea.
Un'altro problema è che spesso le persone non sono chiaramente o egoiste o altruiste;nei miei confronti una persona puo' comportarsi da egoista,nei confronti di un'altro da altruista.
Molto spesso questo meccanismo e' causato da una sorta di sudditanza psicologica:siamo affascinati dall'altro e ci comportiamo in maniera altruistica mentre con altre persone che ritieniamo meno,per intenderci,affascinanti preferiamo essere egoisti.Potrebbe anche succedere che ci sia una sudditanza psicologica perche' la persona ci puo' favorire in qualche modo o perche' riveste un titolo importante e anche qui ,quindi,entra in gioco il meccansimo del condizionamento.
Le persone si valutano,spesso anche dalle piccole cose,dai piccoli gesti,per ciò che sono e non nè per come le valutano gli altri,in positivo e\o in negativo,nè per il loro titolo.
Fin'ora abbiamo parlato di una convivenza one to one.Estendiamo il discorso ai gruppi di persone:proviamo,almeno ad immaginare.Io sono altruista con un'altro ma questi e' egoista verso qualcun'altro e così' via.
E' chiaro che lì nascono incomprensioni,conflitti,invidie e sottogruppi.
Il denaro poi dovrebbe essere uno strumento non il fine.Basta pensare a giuda che per trenta denari ha tradito gesu'(e se vogliamo tra vigliacchi e attaccati al denaro di giuda ce ne sono moltissimi) ed è disposta a tutto per avere più soldi e farebbe qualsiasi cosa non spinto dalla passione ma dal denaro offertogli.Sono d'accordo con chi dice che per mangiare c'e' bisogno di guadagnare denaro ma io noto che la brama di potere e la tirchieria a volte sono smisurate.
Se ci pensiamo,almeno secondo me,i conflitti nascono per egoismo,denaro e convinzioni per lo piu' religiose.Credo che su questo mondo bisogna anche adeguarsi alle persone e ai gruppi.
Raggiungere l'illuminazione è una sensazione fantastica ma non so' fino a che punto ne valga la pena.
Chi raggiunge l'illuminazione spesso se non sempre in virtu' della sua sensibilita' soffre di piu' e spesso se non sempre viene torturato e massacrato.L'umanita'ha bisogno di persone illuminate ma prima di addentrarci in un percorso cosi' ostico dobbiamo chiederci:sono pronto a rivoluzionare il mio mondo interiore e di conseguenza quello esteriore ben sapendo che soffrirò?
domenica 7 dicembre 2014
TU CHIAMALE,SE VUOI,EMOZIONI ED ESPERIENZE
Cos'è la vita e come va vista?
Per me la vita è una serie di esperienze e di emozioni.Può
sembrare riduttivo ma io la penso così.
Le esperienze potremmo associarle alla parte razionale
dell'io.Un ' esperienza chiaramente può essere negativa o positiva e, quindi,se
positiva avremmo il desiderio di ripeterla.
Se ,al contrario negativa vorremmo evitarla o modificarla.
L'esperienza in ogni caso è ciò che trasforma ciò che
pensiamo in ciò che siamo.
Le emozioni invece si riferiscono al nostro io più profondo,alle nostre sensazioni e in un certo
senso pur differenziandosi dall'esperienza camminano a braccetto con essa.
Se facciamo un'esperienza piacevole vivremo un 'emozione
piacevole viceversa un 'esperienza negativa,un'emozione negativa.
E' chiaro che una vita ripetitiva genera meno piacere,meno
amore, meno bellezza,ma probabilmente anche meno sofferenza ma piu' meccanicità.
Ma la vita per me è una serie di esperienze e di
emozioni,positive e negative.
La meccanicità invece è la morte della vita.
Nella vita che è continua evoluzione bisogna
sperimentare.ovviamente come dicevo prima nel concetto di tempo faremo un
viaggio andando indietro,fermandoci e ripartendo e andando avanti.
Nel momento in cui ci fermeremo senza andare ne' avanti ne'
indietro saremmo ad un punto morto e la nostra vita sara' mera
sopravvvivenza.Faremo quindi sempre le stesse cose e non proveremmo
quell'immenso piacere di una scoperta o la sofferenza di una delusione ma solo
sofferenza a volte conscia o inconscia per la nostra vita meccanica.
Se la vita fosse un viaggio sarebbe giusto sperimentare
quante più cose sia possibile,sia il benessere materiale che quello spirituale
.
Quando ci troviamo di fronte ad una vita meccanica e,
credetemi capita più di quanto noi possiamo pensare,o si rinasce e ci si
reinventa o si continua fino alla morte in questa meccanicità durante questo
viaggio chiamato vita si muore una o più volte.
Non sto parlando di morte fisica ma di morte che per convenzione
chiameremo "spirituale".
Quando si muore spiritualmente ci si libera ma, almeno
inizialmente, proviamo una grande sofferenza perché quel poco che abbiamo anche
se meccanico vogliamo custodirlo gelosamente.
Forse in alcune circostanze è bene perdere tutto per poi
rinascere(quando si sta per annegare bisogna toccare il fondo per potersi dare
la spinta per risalire in superficie).Badate non sto dicendo che una persona
debba perdere tutto volontariamente(non sono S.Francesco e quello non è il mio
ideale)ma deve porsi degli interrogativi se la vita lo soddisfa da un punto di
vista sia materiale che spirituale ed eventualmente decidere di ripartire
sapendo però che quando ripartirà genererà in se' stesso una grandissima
sofferenza ma che se ne uscirà vittorioso si fortificherà e la vita e le sfide
che essa ci propone avranno un 'altro sapore.
Sì perchè in fondo la legge dell'attrazione, in fisica
quantistica ,ci aiuta meglio a chiarire un concetto:se siamo tristi,depressi e
annoiati facciamo ricadere su di noi tutta l'energia negativa e chi ci osserva
ci evita.
Viceversa se raggiungiamo uno stato di serenità ,oltre ad
aspirare alla felicità,emaniamo un 'energia positiva e chi ci circonda ha quasi
bisogno di noi.
IL PIACERE E LA PAURA
La manifestazione più intensa dell'ego è la sua corsa al
piacere.
Il piacere è però un'arma a doppio taglio:per essere felici
occorre provare piacere ma , tuttavia, non bisogna diventarne schiavi.
Bisognerebbe anche capire che spesso il nostro piacere causa dolore altrui.In
questo mondo io penso a torto o a ragione che siamo tutti potenzialmente dei
santi e , allo stesso tempo,dei killer e dei terroristi.
I macrosistemi funzionano esattamente come i microsistemi
solo che i primi sono più complessi.Ciò che ci differenzia sono le reazioni che
per fortuna nei paesi con maggior benessere e soprattutto nelle persone con
maggior benessere sono misurate.
Misurate non perchè si è più colti,istruiti o meglio ancora
benevoli ma per paura del giudizio altrui e per le leggi vigenti.
Rincorriamo una vita dove ci costruiamo una maschera sul
concetto del giudizio altrui.I valori sono molto diversi tra persona e persona
tra cultura e cultura.C 'è solo un valore che purtroppo è universale:la
furbizia.Chi è furbo cercherà sempre di approfittare del meno furbo.
Ciò che voglio dire è che chi gode di un certo benessere in
linea di massima cercherà di farlo in maniera sottile,chi è povero lo farà in maniera più cruda e
violenta.
Tutto questo per mantenere la propria immagine costruita nel
tempo.
A volte ho la sensazione che si prova più piacere nella
condivisione e nell'accettazione degli altri su un fatto che non nel fatto
stesso che ha generato piacere.
La paura del giudizio altrui ci condiziona la vita in
maniera quasi ossessiva.Esistono diverse tipi di paure:è chiaro.Ma la paura
piu' grande ha un comune denominatore con tutti i tipi di paure:la paura di non
essere all'altezza della situazione.Forse chi non prova paura e' un incosciente
o un esaltato .Io trovo naturale avere delle paure ma e' altrettanto naturale
lottare per sconfigggerle.Purtroppo spesso e' piu' facile nascondere le proprie
paure e non affrontarle ma quasi come se la vita fosse un lungo scherzo queste
si ripresentano e c'e' chi spende la sua vita a fuggire dalle sue paure e chi,
vada come vada, le affronta.
Ji vurria'
ji vurria' na tavl imbandita
p me e p tutt e person care
addo tutt so' invitati e tutt so' commensali
e nisciun s mor e fame.
Ij vurria nu poc e pace p sta cas
ca tanta guerr evut affrunta'
e vuless ca ogni terra truvass
chella serenita' ca a guerra arint e for e mur
o ver senso da pace e ra iustizi s'e'fatt supera'
ra superbia, ra cattiverii e ra malignita'.
Jii vurria esse felice.
Ij vurria' vurria' vurria'.
Vurria' tanta cose
ma nun e pozz ave'
e allor scriv.
p me e p tutt e person care
addo tutt so' invitati e tutt so' commensali
e nisciun s mor e fame.
Ij vurria nu poc e pace p sta cas
ca tanta guerr evut affrunta'
e vuless ca ogni terra truvass
chella serenita' ca a guerra arint e for e mur
o ver senso da pace e ra iustizi s'e'fatt supera'
ra superbia, ra cattiverii e ra malignita'.
Jii vurria esse felice.
Ij vurria' vurria' vurria'.
Vurria' tanta cose
ma nun e pozz ave'
e allor scriv.
E PALLE
palle,palline e ov,
tutto ruota intorno a loro
tutto ruota intorno a loro
patate'prdunamm ma secondo me a te sta form te ghiut rint e
palle e l'uocchi.
l'uocchiu tuoi song e pall re pianet
.l'uocchiu nuost song e pall e fa' chell ca ricimm e pensamm
a gallina e l'animale fann l'ov e, a femmna r l'omm fa na panza tant ca par nu
l'uocchiu tuoi song e pall re pianet
.l'uocchiu nuost song e pall e fa' chell ca ricimm e pensamm
a gallina e l'animale fann l'ov e, a femmna r l'omm fa na panza tant ca par nu
prdunamm patate' ma tu si na pall: nun mai rir
patate' che dici na risat ta fai pure tu?
e scusa assaje assaje
ma ogni tanto fattell na risat
co o destino e' nu scherz ro tuoi.
patate' che dici na risat ta fai pure tu?
e scusa assaje assaje
ma ogni tanto fattell na risat
co o destino e' nu scherz ro tuoi.
ah e gia' ca ce stamm famm rirer nu poc pur a me.
L'ANIMA E LA MEDITAZIONE
Per me la meditazione altro non è che una sorta di
preghiera.
La differenza tra preghiera e meditazione risiede nel fatto
che la meditazione richiede un 'energia fisica e mentale mentre la preghiera è
un' inno alla divinità.
La meditazione da questo punto di vista è molto più efficace
e, presumo,dato che non ho mai sperimentato
questa pratica,che chi la pratichi abbia un benessere psico fisico.
Per me però sono entrambe delle cazzate.
Rimuginare è un grave errore.Tuttavia io penso che a volte
se si vuole evolvere bisogna interrogare la propria anima facendosi quindi un
'esame di coscienza.All'inizio ci sarà un conflitto interiore ma poi mano mano
ci sarà consapevolezza e si vedranno i fatti per ciò che realmente sono e non
per come vogliamo o come immaginiamo che siano.
Io credo che quando si raggiunge questa consapevolezza
l'effetto provocato è uno stato di veglia in cui si perde il sonno ma la mente
è sgombra dalla zavorra del passato,dei pregiudizi e da ciò che ci ferisce.
Forse sono degli stati di coscienza quelli di cui parlo io
ed in un certo senso ci si sente piu' leggeri.La mente funziona esattamente
come il fisico.Se alleniamo il fisico avremo un bel corpo.Se alleniamo il
fisico scaricheremo tutto lo stress e le ansie accumulate.Allo stesso modo se
alleniamo la mente(possibilmente senza rimuginare e quindi senza farci
influenzare dai pensieri negativi) avremo una mente piu' elastica e la nostra
coscienza sarà più leggera perché è come se si fosse "depurata".
Può sembrare una follia ciò che sto dicendo ma chi ha provato
queste sensazioni lo sà.
Ho letto da qualche parte che sono riusciti a misurare il
peso dell'anima.E' una mia idea e non e' detto che sia veritiera,anzi al
contrario,il fatto che l'anima sia formata come in tutte le strutture
dell'universo da una "tricotomia"(perdonate il neologismo):pensieri
positivi ,negativi e irrilevanti che si riversano in essa e che quando
raggiungiamo uno stato di coscienza ci liberiamo dai pensieri negativi e ci
sentiamo piu' leggeri.al contrario quando siamo accecati dalla rabbia,dall'
orgoglio,dal pregiudizio,dalle nostre ossessioni la mente che come sappiamo è
collegata al fisico a seconda delle situazioni reagisce con atti di violenza
che qualcuno controlla in qualche modo,o al limite si esplicano sotto forma di
ansia e \o depressione o comunque con un
subbuglio interiore che qualche volta può sfociare anche nel pianto o in un
malessere psico fisico.
Io in ogni caso non credo che stando seduti con le gambe
incrociate rIusciamo a raggiungere uno stato di coscienza anche se ,forse,
alcuni,in particolare in oriente,ci riescono.Meditate,meditate.
RELIGIONE
Cos'è la religione.?Discorso complesso ,direi.Innanzitutto
va affrontato su due diversi piani:1 la religione come spiegazione della nostra
esistenza.2 la religione come pratica.
Da sempre l'uomo si interroga sulla nostra esistenza.Domande
del tipo chi ha creato me e l'universo,qual’è lo scopo della mia vita,cosa c’è
dopo la morte sono le domande che attanagliano filosofi preti e scienziati di
tutte le epoche.
Io sono arrivato a delle mie personalissime conclusioni e
non è affatto detto che siano veritiere,anzi al contrario.Partiamo dal presupposto
che io credo in DIO ma non credo nell'istituzionalizzazione della religione sia
essa cristiana mulsumana ebrea etc.eppure riconosco che in ognuna di queste religioni
un fondo di verita c'è.
Ma proseguiamo con ordine.Io sono arrivato alla conclusione
che DIO e' un'entita',un fascio di luce blu come descritto dalla bibbia quando
si dice che si manifestò a Mosè
dettandogli i dieci comandamenti.
Ora supponiamo che questa luce blu sia un tachione cioè
viaggi più veloce della luce e quindi il suo futuro è il passato degli altri
corpi.Questo spiegherebbe cosa faceva DIO prima della creazione perchè la
concezione del tempo e' stravolta.Ciò spiegherebbe anche la concezione di
libero arbitrio nel senso che DIO ci lascia liberi di agire ma ci pone spesso davanti
a delle scelte e in base alle nostre azioni e reazioni noi possiamo cambiare il
nostro destino che,quindi,in parte lo scriviamo noi,in parte e' gia'
scritto.Pensiamo ad esempio alla morte di un nostro caro o ad una disgrazia:noi
siamo impotenti di fronte a tali situazioni e forse questo era destino.Pensiamo
invece al suicidio o ad avere una moto e a correre come dei forsennati per poi
fare un 'incidente;questo dipende da noi.
Il libero arbitrio poi spiegherebbe anche la sperequazione
della divisione del reddito nel senso che la cupidigia,l'avarizia e la brama di
potere di potere e di denaro fanno sì che alcuni uomini vivano in uno stato di
benessere e altri si muoiano letteralmente di fame quando invece non dico con
il comunismo ma con un socialismo democratico potremmo vivere dignitosamente
tutti premiando chi è più capace(perchè a mio avviso chi è più capace e si
impegna di più merita più vantaggi)ma garantendo le condizioni dignitose per
ogni essere umano.
Eppure anche le politiche del welfare hanno fallito e sapete
perchè?Perchè ci sono i furbetti che ne approfittano a discapito della povera
gente.
Io credo anche in gesù e non credo che gesù avrebbe fatto
morire di fame milioni di persone acconsentendo invece alla costruzione di
chiese bellissime e sfarzosissime.
Ma veniamo al secondo punto :la pratica della religione.Dio
è dentro di noi e si chiama coscienza e come dice la bibbia si rivela ai puri
di cuore.E' inutile recitare preghiere come pecore se la nostra coscienza non è
limpida.Pensiamo sempre ai dieci comandamenti prima di agire.L'uso di queste
credenze e non mi riferisco solo al cristianesimo è una stupidissima
convenzione.
I QUATTRO TEMPI DELLA VITA:TEMPO FISICO,TEMPO PSICOLOGICO,TEMPO DELL'AMORE,TEMPO DELL'IMMORTALITA'
A mio modesto avviso esiste un 'equivoco di fondo riguardo
il tempo.
Il tempo fisico così come il tempo psicologico non è in
costante evoluzione ma bensì è circolare.
Mi spiego meglio: il
tempo genera esperienza e in base all'esperienza si presuppone che si dovrebbe
evolvere.
In parte è vero, in parte no, nel senso che ci sono
esperienze, ad esempio nel tempo psicologico, che ci fanno retrocedere ad uno
stadio inferiore e lì si parla di regressione, così come nel tempo fisico le
nuove scoperte alterano tutto ciò che era stato scoperto in passato.
A tal proposito mi
sembra opportuno citare la teoria della relatività di Einsten che stravolge i
concetti classici di spazio e tempo.
Proprio spazio e tempo come dice lo stesso krisnamurti e lo
stesso Einsten sono strettamente connessi tra di loro.
Il tempo quindi oserei dire che si muove nello spazio e a
seconda della sua velocità genera una reazione.
Se pensiamo, ad esempio, per estremo, che se qualcuno o
qualcosa potesse muoversi alla velocità della luce il tempo non esisterebbe o se,
sempre per assurdo, qualcosa o qualcuno fosse un tachione cioè qualcuno o
qualcosa che viaggia più veloce della luce, in termini di tempo, il suo futuro
sarebbe il passato degli altri corpi.
A mio avviso due sono le questioni importanti sul tempo:1
come dicevo prima non considerarlo come un'esperienza in continua evoluzione ma
come un viaggio in cui si torna indietro,ci si ferma , si va avanti e ciò lo si
fa in continuazione( ovviamente strettamente correlato agli episodi e alle
circostanze).
Faccio un esempio:
un ragazzo si lascia con la sua partner dopo anni di
fidanzamento.
Se diamo un tempo "indicativo" per le esperienze
che volente o nolente tutti o quasi facciamo potremmo dire che questo ragazzo
prima di conoscere la sua partner ,con la quale ha vissuto diversi anni della
sua vita ,magari, prima usciva con i suoi amici e si divertiva.
Una volta che la storia è finita avrà una breve sosta nella
quale dovrà ricrearsi delle amicizie e dei divertimenti fino a che, se
naturalmente vorrà e capiterà, non troverà una nuova partner fissa a cui
legarsi per diversi anni.
2 la velocità delle nostre reazioni in termini di tempo determina
la nostra vita e il nostro cambiamento e non credo di avere bisogno di esempi
concreti per spiegare questo fenomeno visto che a me sembra più che chiaro,
oserei dire cristallino.
Il tempo detta anche i ritmi dell'amore e della morte.
Volente o nolente tutti o quasi si innamorano (a parte i Preti,
almeno credo, ma anche lì loro dicono di innamorarsi di DIO).
Anche per innamorarsi c'è bisogno di un tempo che per
convenzione chiameremo tempo "giusto”.
C’è chi ci arriva prima, chi ci arriva dopo tante sofferenze
,c'è chi ci arriva dopo tanto divertimento e c'è chi non ci arriverà mai per scelta o per circostanze.
Anche l'amore ,dunque, ha i suoi tempi: all'inizio è il
tempo più bello in cui arde la bellezza e la passione del sentimento.
Man mano che si va avanti, a seconda del rapporto, delle
persone e delle circostanze la passione cala, ove più ove meno, e si trasforma
in bene e affetto.
Se però è una bella storia d'amore la passione calerà ma non
svanirà e anche qui assisteremo al fenomeno di cui facevo riferimento al tempo
e cioè al regredire, alle soste e all'andare avanti.
E' forse questo è il segreto di un amore duraturo: un eterno
duello passionale dove non si cade nella trappola della routine e
dell'abitudine.
Il tempo come tutti i tipi di tempi, siano essi psicologici,
d'amore o fisici (inteso come scienza ) hanno un inizio e una fine.
La nostra morte scandisce la nostra fine e a nessuno è dato sapere se ci sarà un nuovo inizio.
Chi però avrà lasciato una sua traccia, magari chi nel
ricordo dei figli, chi nel suo ambito professionale, etc, non morirà mai perché oltre ad aver lasciato una
traccia, vivrà nel ricordo degli altri e
per quanto più tempo sarà celebrata la sua memoria più sarà vicino
all'immortalità.
Pensate tanto per fare un 'esempio ai filosofi greci come
Pitagora, Socrate, Talete o anche a personaggi come Giulio Cesare,Napoleone o
per arrivare ai giorni nostri allo stesso Krisnamurti o allo stesso Einstein
che prima citavo.
COMUNICAZIONE, CONFLITTO E PENSIERO POSITIVO
.
Verità e realtà :entrambi
i concetti si legano al pensiero.
Pensare al giudizio degli altri o vivere pensando di sapere
ciò che gli altri pensano di noi genera angoscia oltre che un'errata concezione
della realtà e di conseguenza della verità.
Anche il giudizio degli altri è un condizionamento, un forte
condizionamento.
Certo nessuno è così elevato da essere la fonte della
saggezza assoluta ma io credo che la soluzione sia semplice: interrogare la
propria coscienza ed agire in base a ciò che ci suggerisce senza
condizionamenti.
Il conflitto quando non è violento ma è divergenza di vedute
può generare un punto di incontro.
Non esiste una comunicazione senza divergenze di vedute; o
sarebbe un monologo a cui annuiamo sempre ,o forse non stiamo dicendo ciò che
pensiamo.
Dire ciò che si pensa è un atto fondamentale e
rivoluzionario.
Per condividere non è detto che non si passi per un
conflitto ovviamente benevolo e non violento.
Ciò che deve interessarci è la costante ricerca della verità
o quantomeno di una soluzione temporanea.
Il pensiero è strettamente interconnesso con un 'energia
cosmica di ampia gittata; pensare sempre alle stesse cose, rimuginare,è probabilmente l'errore più comune ma anche
più doloroso che esista.
La mente deve essere una spugna; in parte assorbe, in parte
ciò che assorbe lo trasforma in un concentrato.
Il concentrato metaforicamente può essere paragonato al
succo.
Qual è il succo della
nostra vita?
Non conosco nessuno che non provi gioie e dolori.
Certo c'è chi prova più o meno dolore e chi più o meno gioia
ma forse è proprio questo il punto.
Si possono notare in giro persone che non hanno niente di
materiale, che magari sono sole eppure sorridono e poi ci sono persone che
hanno tutto dal punto di vista materiale ,che non sono sole e che però piangono
la loro infelicità .
Dunque la vita è per tutti sofferenza e gioia e se non lo
fosse non sapremmo apprezzarla
Il guaio è che quando spremiamo il succo rimuginiamo sempre
e pensiamo alla sofferenza.
Perché invece non
pensiamo alla bellezza e alle gioie che la vita quotidianamente ci regala?
Il pensiero in ciò è un'arma a doppio taglio: da un lato può essere
fonte di una grande energia, dall'altra può distruggere la nostra esistenza.
IDEALI E VALORI
E' indubbio che la cultura, le credenze, le convinzioni
personali e\o collettive generino dei pregiudizi a cui potrebbe seguire un
conflitto.
Abbiamo creato un mondo frammentato e frammentario in cui
domina il dualismo e, aggiungo, anche se non è proprio corretto, "sotto
dualismi".
Per chiarire questo concetto basta pensare al tempo.
Abbiamo creato il giorno e la notte scanditi da due
sottoinsiemi che sono il pomeriggio e la sera.
Anche la religione
segue una dicotomia con dei sottoinsiemi:bene e male, santità e malvagità'.
Tutto il nostro mondo è frammentato e frammentario.
Il che significa che esiste un dualismo tra gli opposti
spesso con dei sottoinsiemi che sono le "vie di mezzo" o comunque gli
estremi degli ideali di riferimento.
In quest'ottica un'ideale per quanto possa essere giusto si
contrapporrà sempre ad un' altro ideale anch'esso potenzialmente giusto e il
conflitto sarà inevitabile.
Non esiste un'ideale giusto in assoluto e concordo quindi
con krisnamurti che gli ideali generano o possono generare soltanto dei
conflitti.
Probabilmente lo stesso discorso si potrebbe fare con i
valori anche se penso che esistano valori universali ed universalmente
riconosciuti che sono o dovrebbero essere alla base di una società evoluta e
libera.
Mi riferisco in
particolare al valore della pace, della fratellanza, della stessa libertà.
Forse i francesi quando parlavano di egalitè, fraternitè,
libertè', in fondo esprimevano un concetto che va oltre i condizionamenti,la
cultura e la religione.
Egalitè o eguaglianza diverso dal concetto di
uguaglianza significa che tutti hanno gli stessi diritti e devono avere le
stesse possibilità.
Per gli altri due
valori non c'è bisogno di spiegazione.
Analizzatore e analizzato dovrebbero essere un tutt'uno
altrimenti si genera conflitto.
Be' io penso che tutti gli uomini siano allo stesso tempo
uguali ma diversi tra loro.
Certamente i
condizionamenti giocano un ruolo fondamentale ma spesso se abbiamo il coraggio
di osservare il prossimo noteremo che le sue azioni e le sue reazioni possono
essere più o meno accentuate delle nostre ma non sono così dissimili quando
questi si trova nelle nostre stesse circostanze.
Non sono qui per impartire lezioni di vita a nessuno e non
credo ne' nel nozionismo ne' nell'indottrinamento ma mi e vi chiedo
:e se gli ideali cedessero il posto a valori universalmente
riconosciuti come quelli di cui vi parlavo, che mondo sarebbe? Chi è alla
ricerca della verità sa che questa è mutevole e sfuggente e accetta il
confronto non per avere l'ultima parola ma per capire.
Oggi viviamo in un'epoca
in cui l'individualismo è imperante.
Tuttavia è stato dimostrato che la cooperazione favorisce il
singolo e la comunità.
La massoneria di cui oggi tanto si parla non è forse la più alta
forma di cooperazione?
E non è' vero che a suo modo quella comunità raggiunge i
suoi scopi?
Valori universali, condivisone
e cooperazione probabilmente dovrebbero essere, al contrario
dell'individualismo i cardini fondanti del mondo moderno.
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