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domenica 7 dicembre 2014

TU CHIAMALE,SE VUOI,EMOZIONI ED ESPERIENZE




Cos'è la vita e come va vista?

Per me la vita è una serie di esperienze e di emozioni.Può sembrare riduttivo ma io la penso così.

Le esperienze potremmo associarle alla parte razionale dell'io.Un ' esperienza chiaramente può essere negativa o positiva e, quindi,se positiva avremmo il desiderio di ripeterla.

Se ,al contrario negativa vorremmo evitarla o modificarla.

L'esperienza in ogni caso è ciò che trasforma ciò che pensiamo in ciò che siamo.

Le emozioni invece si riferiscono al nostro io più  profondo,alle nostre sensazioni e in un certo senso pur differenziandosi dall'esperienza camminano a braccetto con essa.

Se facciamo un'esperienza piacevole vivremo un 'emozione piacevole viceversa un 'esperienza negativa,un'emozione negativa.

E' chiaro che una vita ripetitiva genera meno piacere,meno amore, meno bellezza,ma probabilmente anche meno sofferenza ma piu' meccanicità.

Ma la vita per me è una serie di esperienze e di emozioni,positive e negative.

La meccanicità invece è la morte della vita.

Nella vita che è continua evoluzione bisogna sperimentare.ovviamente come dicevo prima nel concetto di tempo faremo un viaggio andando indietro,fermandoci e ripartendo e andando avanti.

Nel momento in cui ci fermeremo senza andare ne' avanti ne' indietro saremmo ad un punto morto e la nostra vita sara' mera sopravvvivenza.Faremo quindi sempre le stesse cose e non proveremmo quell'immenso piacere di una scoperta o la sofferenza di una delusione ma solo sofferenza a volte conscia o inconscia per la nostra vita meccanica.

Se la vita fosse un viaggio sarebbe giusto sperimentare quante più cose sia possibile,sia il benessere materiale che quello spirituale .

Quando ci troviamo di fronte ad una vita meccanica e, credetemi capita più di quanto noi possiamo pensare,o si rinasce e ci si reinventa o si continua fino alla morte in questa meccanicità durante questo viaggio chiamato vita si muore una o più volte.

Non sto parlando di morte fisica ma di morte che per convenzione chiameremo "spirituale".

Quando si muore spiritualmente ci si libera ma, almeno inizialmente, proviamo una grande sofferenza perché quel poco che abbiamo anche se meccanico vogliamo custodirlo gelosamente.

Forse in alcune circostanze è bene perdere tutto per poi rinascere(quando si sta per annegare bisogna toccare il fondo per potersi dare la spinta per risalire in superficie).Badate non sto dicendo che una persona debba perdere tutto volontariamente(non sono S.Francesco e quello non è il mio ideale)ma deve porsi degli interrogativi se la vita lo soddisfa da un punto di vista sia materiale che spirituale ed eventualmente decidere di ripartire sapendo però che quando ripartirà genererà in se' stesso una grandissima sofferenza ma che se ne uscirà vittorioso si fortificherà e la vita e le sfide che essa ci propone avranno un 'altro sapore.

Sì perchè in fondo la legge dell'attrazione, in fisica quantistica ,ci aiuta meglio a chiarire un concetto:se siamo tristi,depressi e annoiati facciamo ricadere su di noi tutta l'energia negativa e chi ci osserva ci evita.

Viceversa se raggiungiamo uno stato di serenità ,oltre ad aspirare alla felicità,emaniamo un 'energia positiva e chi ci circonda ha quasi bisogno di noi.

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