A mio modesto avviso esiste un 'equivoco di fondo riguardo
il tempo.
Il tempo fisico così come il tempo psicologico non è in
costante evoluzione ma bensì è circolare.
Mi spiego meglio: il
tempo genera esperienza e in base all'esperienza si presuppone che si dovrebbe
evolvere.
In parte è vero, in parte no, nel senso che ci sono
esperienze, ad esempio nel tempo psicologico, che ci fanno retrocedere ad uno
stadio inferiore e lì si parla di regressione, così come nel tempo fisico le
nuove scoperte alterano tutto ciò che era stato scoperto in passato.
A tal proposito mi
sembra opportuno citare la teoria della relatività di Einsten che stravolge i
concetti classici di spazio e tempo.
Proprio spazio e tempo come dice lo stesso krisnamurti e lo
stesso Einsten sono strettamente connessi tra di loro.
Il tempo quindi oserei dire che si muove nello spazio e a
seconda della sua velocità genera una reazione.
Se pensiamo, ad esempio, per estremo, che se qualcuno o
qualcosa potesse muoversi alla velocità della luce il tempo non esisterebbe o se,
sempre per assurdo, qualcosa o qualcuno fosse un tachione cioè qualcuno o
qualcosa che viaggia più veloce della luce, in termini di tempo, il suo futuro
sarebbe il passato degli altri corpi.
A mio avviso due sono le questioni importanti sul tempo:1
come dicevo prima non considerarlo come un'esperienza in continua evoluzione ma
come un viaggio in cui si torna indietro,ci si ferma , si va avanti e ciò lo si
fa in continuazione( ovviamente strettamente correlato agli episodi e alle
circostanze).
Faccio un esempio:
un ragazzo si lascia con la sua partner dopo anni di
fidanzamento.
Se diamo un tempo "indicativo" per le esperienze
che volente o nolente tutti o quasi facciamo potremmo dire che questo ragazzo
prima di conoscere la sua partner ,con la quale ha vissuto diversi anni della
sua vita ,magari, prima usciva con i suoi amici e si divertiva.
Una volta che la storia è finita avrà una breve sosta nella
quale dovrà ricrearsi delle amicizie e dei divertimenti fino a che, se
naturalmente vorrà e capiterà, non troverà una nuova partner fissa a cui
legarsi per diversi anni.
2 la velocità delle nostre reazioni in termini di tempo determina
la nostra vita e il nostro cambiamento e non credo di avere bisogno di esempi
concreti per spiegare questo fenomeno visto che a me sembra più che chiaro,
oserei dire cristallino.
Il tempo detta anche i ritmi dell'amore e della morte.
Volente o nolente tutti o quasi si innamorano (a parte i Preti,
almeno credo, ma anche lì loro dicono di innamorarsi di DIO).
Anche per innamorarsi c'è bisogno di un tempo che per
convenzione chiameremo tempo "giusto”.
C’è chi ci arriva prima, chi ci arriva dopo tante sofferenze
,c'è chi ci arriva dopo tanto divertimento e c'è chi non ci arriverà mai per scelta o per circostanze.
Anche l'amore ,dunque, ha i suoi tempi: all'inizio è il
tempo più bello in cui arde la bellezza e la passione del sentimento.
Man mano che si va avanti, a seconda del rapporto, delle
persone e delle circostanze la passione cala, ove più ove meno, e si trasforma
in bene e affetto.
Se però è una bella storia d'amore la passione calerà ma non
svanirà e anche qui assisteremo al fenomeno di cui facevo riferimento al tempo
e cioè al regredire, alle soste e all'andare avanti.
E' forse questo è il segreto di un amore duraturo: un eterno
duello passionale dove non si cade nella trappola della routine e
dell'abitudine.
Il tempo come tutti i tipi di tempi, siano essi psicologici,
d'amore o fisici (inteso come scienza ) hanno un inizio e una fine.
La nostra morte scandisce la nostra fine e a nessuno è dato sapere se ci sarà un nuovo inizio.
Chi però avrà lasciato una sua traccia, magari chi nel
ricordo dei figli, chi nel suo ambito professionale, etc, non morirà mai perché oltre ad aver lasciato una
traccia, vivrà nel ricordo degli altri e
per quanto più tempo sarà celebrata la sua memoria più sarà vicino
all'immortalità.
Pensate tanto per fare un 'esempio ai filosofi greci come
Pitagora, Socrate, Talete o anche a personaggi come Giulio Cesare,Napoleone o
per arrivare ai giorni nostri allo stesso Krisnamurti o allo stesso Einstein
che prima citavo.
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